Suonò per la Callas, addio a Scarpanti: una vita nel cuore della musica
IL LUTTO. Violinista alla Scala e fondatore dell'orchestra «Città di Dalmine», si è spento mercoledì 21 ottobre a 90 anni. Una carriera ricca di incontri ed emozioni, nel 1954 suonò per la Callas.
Lettura 2 min.Dalmine
La città di Dalmine e la comunità artistica bergamasca mercoledì 21 ottobre hanno perso uno dei musicisti più amati e conosciuti dal territorio da più di mezzo secolo. Il violinista Antonio Scarpanti, in arte Toni, si è spento nelle prime ore della giornata nella sua casa di Dalmine all’età di novant’anni.
Per il maestro Toni questa cifra era solo il risultato di un numero anagrafico: gli oltre ottant’anni di musica hanno reso Scarpanti un musicista di rara e incontrovertibile giovinezza di spirito. A pochi giorni dalla morte, progettava ancora degli arrangiamenti di musica classica, jazz o cinematografica da suonare in concerto il prossimo dicembre, raccontano gli amici. Classe 1936, figlio d’arte – il padre, Giuseppe Scarpanti, fu primo violoncelli dell’orchestra stabile di Cagliari – Toni Scarpanti ha avuto un’esistenza da romanzo. Il merito è certo della musica, ma non solo. Carisma e smisurata dedizione hanno colorato la sua intera storia di aneddoti.
L’infanzia nella musica
A sei anni l’inizio dello studio del violino, poi le lezioni in conservatorio a Bergamo, con Gustavo Prestini – già violino di spalla alla Scala di Milano con Arturo Toscanini - e il passaggio a Milano, dove ha potuto frequentare le lezioni del celebre Alberto Poltronieri. Sempre a Milano un altro grande violinista, Franco Gulli, che gli diede ottimi consigli per la carriera futura. A sette anni il primo concerto da solista composto da Alberto Curci, a quattordici la prima opera in buca a teatro: «La bohème» di Giacomo Puccini.
Scarpanti trascorse l’infanzia in una Città Alta occupata dai nazisti. Chi lo ha conosciuto bene sa che il violino è stato il suo più grande giocattolo, il primo, minuscolo, regalato dal padre. Il piccolo Toni aveva già deciso il suo futuro: preferiva lo strumento al pallone. Dalle prime note suonate con il violino, misura quartino, in poco tempo è passato ai concerti in trio con il padre, spesso con esibizioni a prima vista.
Concerti all’estero
Con gli anni il curriculum del maestro è divenuto sempre più intenso: le collaborazioni con la Scala, i Pomeriggi musicali, i Solisti Torinesi. Da una parte la vita in giro per il mondo, come capitò con le tournée in Messico e in Giappone, dall’altra l’amore per la comunità. Per quarantotto anni è stato direttore della banda di Sforzatica e anche fondatore dell’orchestra «Città di Dalmine», ancora in attività e diretta da Eugenio Fenili. Un impegno costante che è stato premiato con una benemerenza come cittadino onorario dalminese.
Era il 1954, Antonio Scarpanti appena diciottenne in buca tra i violini secondi, sul palco la diva più conosciuta di tutti i tempi: Maria Callas
Tra i racconti più emozionanti del maestro c’è senza ombra di dubbio la messinscena, con le scene firmate da Trento Longaretti, della Lucia di Lammermoor al Teatro Gaetano Donizetti di Bergamo. Era il 1954, Antonio Scarpanti appena diciottenne in buca tra i violini secondi, sul palco la diva più conosciuta di tutti i tempi: Maria Callas.
Già questo basta per una vita degna di nota. Ma con Scarpanti le meraviglie erano all’ordine del giorno. Nel 1956 il tour in Messico con il padre a incantare gli americani con le musiche del nostro Bel Paese. Nel 1981, Scarpanti vola sino in Giappone in tournée, per quaranta giorni con l’orchestra del Teatro alla Scala di Milano diretta da Claudio Abbado e Carlos Kleiber.
La passione per l’insegnamento
Non da ultimo, tanto ha fatto sul fronte dell’insegnamento, accompagnando intere generazioni di musicisti al traguardo del diploma e oltre. Scarpanti è stato un’artista sui generis, lontano dalle logiche, a volte cieche, di alcuni ambienti artistici. Per lui la musica, tutta, è stato un dono divino da custodire e valorizzare e fare musica insieme agli altri è stato tra i piaceri più graditi della vita. Con lui se ne va una filosofia di esistenza che dovremmo abbracciare per un mondo più felice: vivere a pieno, nella condivisione di ciò che si ama di più, in tutte le sue forme. L’ultimo saluto a Scarpanti si terrà venerdì 23 ottobre alle 14,30 nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Dalmine.
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