Timori e speranze nel West: torna la Casa nella prateria
LIBRI. «Il cielo era una cupola immensa che scendeva in un cerchio perfetto» fino a toccare la terra piatta del Kansas: in questa frase, tratta dalle pagine di Laura Ingalls Wilder ne «La casa nella prateria» (Gallucci), si sente già il respiro ampio e sognante della sua saga.
Lettura 1 min.Un viaggio in un orizzonte senza confini, dentro il quale c’è una famiglia, che ha radunato tutti i suoi averi in un carro coperto, minuscolo e ostinato in quel mondo selvaggio. Un quadro in cui si ritrova l’America dei coloni: quella che lascia alle spalle case, radici e storie per inseguire il sogno di un nuovo inizio in una terra ancora senza nome. La famiglia Ingalls lascia i Grandi Boschi del Wisconsin. Vende la casa, la vacca, il vitello, e parte contando solo sulla forza dei legami che uniscono papà, mamma e le due figlie piccole. Inizia così una delle saghe più amate della letteratura per ragazzi, oggi riproposta da Gallucci nella traduzione di Paola Mazzarelli, esperta di letteratura americana. A rimettere la saga sotto i riflettori contribuisce la nuova serie televisiva su Netflix.
Il primo volume descrive questo mondo con gli occhi di Laura, bambina vivace e curiosa. Il ghiaccio del Mississippi scricchiola nella notte come uno sparo lontano, il Missouri viene attraversato su una zattera silenziosa, il Kansas si apre come un cerchio perfetto di erba e cielo in cui il carro è sempre al centro, in un mondo immenso e pieno di pericoli. L’autrice mostra un viaggio che sembra non finire mai, i timori per il futuro, la gioia della scoperta e poi, d’improvviso, la macchia scura degli alberi all’orizzonte che promette acqua e un posto per accamparsi la notte. Ci sono i piccoli incanti quotidiani, come i due mustang ribattezzati Pet e Patty dalle bambine e il violino di papà che la sera raccoglie la famiglia intorno al fuoco, capaci di restituire calore anche nei momenti di maggiore fatica.
Sotto la superficie avventurosa, la saga - sette romanzi più due prequel - racconta la povertà dignitosa, la malattia, il razzismo verso i nativi americani, le discriminazioni nella piccola comunità di coloni, la fatica del lavoro condivisa da adulti e bambini. Temi che non sembrano affatto invecchiati. Seguono nella serie «Sulle rive del Plum Creek», «Sulle sponde del Silver Lake», «Il lungo inverno», «Piccola città del West», «Gli anni d’oro» e «I primi quattro anni», insieme al prequel «Nei Grandi Boschi del Wisconsin» e a quello dedicato ad Almanzo Wilder, futuro marito di Laura. Un affresco corale che accompagna un’intera famiglia - e generazioni di lettori - dall’infanzia all’età adulta, senza mai perdere la luce limpida e un po’ malinconica delle grandi pianure d’America.
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