Abb, Dalmine stabilimento «faro»: scommessa sui «gemelli digitali»
IL PROGETTO. Investimento da 9,2 milioni, che ha interessato anche i siti di Frosinone e Santa Palomba. Il Mimit ha coperto il 22% dei costi in R&S.
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Lo stabilimento di Abb a Dalmine fa da apripista per l’innovazione nell’industria italiana. Si è concluso a inizio luglio il «Lighthouse Project», promosso, a partire dal 2018, dal Cluster Fabbrica Intelligente e dall’allora ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che ha visto come protagoniste le sedi italiane del colosso svizzero-svedese.
«Lighthouse Project»
Il progetto degli stabilimenti-faro prevedeva di realizzare impianti ex-novo o di ristrutturare profondamente quelli già esistenti seguendo le linee guida dell’industria 4.0, basate sull’automazione, sulla digitalizzazione e sull’efficientamento della produzione. «Il nostro apporto al “Lighthouse Project” ha riguardato i tre siti produttivi di Dalmine (dove lavorano oltre mille persone), Frosinone e Santa Palomba, vicino a Roma - spiega Fabio Golinelli, manager delle tecnologie e dei processi avanzati di Abb Dalmine -. L’obiettivo era dimostrare concretamente come le soluzioni digitali possano essere applicate alle fabbriche. Negli anni, gli stabilimenti-faro sono diventati un punto di riferimento per tutte le imprese italiane, a partire dalle Pmi». In quattro anni, tra il 2020 e il 2024, il progetto «Lighthouse» ha coinvolto 270 professionisti, impegnati per quasi 150mila ore di lavoro, con un investimento di 9,2 milioni di euro.
Macchine e operatori connessi
A Santa Palomba, dove Abb produce i suoi dispositivi di protezione elettrica, il progetto ha portato allo sviluppo di «Aither», un sistema centralizzato che connette in tempo reale macchine e operatori. A Frosinone, dove vengono fabbricati prodotti per la bassa tensione, è stato integrato il «Manufacturing execution system», un software che migliora la qualità delle linee tramite l’analisi dei dati, riducendo le inefficienze e migliorando la tracciabilità.
«A Dalmine, dove si concentra la produzione di quadri elettrici di media tensione, ci siamo focalizzati sui “digital twin”, i gemelli digitali delle nostre linee. Utilizzandoli, possiamo effettuare delle simulazioni per progettare nuove linee e apportare modifiche a quelle esistenti, individuando in anticipo le ottimizzazioni da integrare e le criticità da risolvere», spiega Golinelli. Che ricorda che «grazie al sostegno delle Regioni Lombardia e Lazio, ciascuno stabilimento ha sperimentato tutte e tre le nuove tecnologie».
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