Affaire Mps, i titoli corrono in Borsa. Le offerte in campo
IL PUNTO. Il ceo di Intesa Messina rivendica di aver creato valore dalle precedenti acquisizioni. L’Opas potrebbe partire a settembre, ma per vedere gli effetti dell’operazione si dovrà attendere il 2027.
Lettura 2 min.Ai mercati piace l’offerta di Intesa Sanpaolo e Unipol su Monte dei Paschi di Siena, ma non disdegnano neppure la proposta di un’operazione «fra pari» lanciata da Banco Bpm all’istituto senese. In Piazza Affari il 9 giugno ha chiuso a 22,84 euro per azione (ben il 4,67% in più) il titolo Unipol, che ha raggiunto un accordo con Intesa per rilevare la metà della rete di Mps, da cedere in un secondo tempo a Bper (che a sua volta ha messo a segno un rialzo del 2,9% a 12,63 euro) nel caso in cui l’Opas studiata da Carlo Messina dovesse andare in porto. Bene anche la contesa Mps, salita del 2,63% a 10,37 euro. Positive, ma meno performanti, le due rivali: Banco Bpm ha segnato un incremento dell’1,54% a 13,52 euro, Intesa dello 0,91% a 5,65 euro.
L’eventuale integrazione di Banco Bpm con Mps (di cui piazza Meda detiene già il 3,741%) darebbe vita al secondo gruppo bancario italiano con una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro. Per l’istituto guidato da Giuseppe Castagna sarebbe la seconda operazione strategica in poco più di un anno, dopo quella con cui ad aprile 2025 ha blindato la propria indipendenza comprando il 90% di Anima Holding, volando a 2 miliardi di utili e respingendo l’assalto di UniCredit, che aveva lanciato un’offerta pubblica di scambio poi ritirata perché diventata troppo onerosa. L’offerta da oltre 30 miliardi di euro di Intesa porterebbe, invece, alla creazione di uno dei maggiori gruppi bancari europei, mettendo anche un freno a Crédit Agricole, che detiene il 22,8% di Banco Bpm.
Fusione da perfezionare
La mossa di Messina sconvolge, però, i piani dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, alle prese con il perfezionamento della fusione con Mediobanca (primo azionista di Assicurazioni Generali con il 13%) dopo l’Opa lanciata tra l’estate e l’autunno dell’anno scorso. Lovaglio sta studiando con i suoi advisor la «lettera d’amore» di Banco Bpm, come l’ha derubricata Messina, e l’offerta di Intesa, per ora qualificata come «non concordata».
Tace Bpm, in attesa che il Monte si esprima sulla sua proposta, anche se uno dei tasti su cui Lovaglio potrebbe battere sarebbe l’eccessiva concentrazione in capo a Intesa. Scatenato, invece, Messina, che in un’intervista a Bloomberg Tv dichiara che l’offerta su Monte dei Paschi di Siena ha «alte probabilità di successo», vista la sua componente in contanti, «l’unica reale» per Mps.
Non solo: l’amministratore delegato di Intesa fa presente che l’operazione darebbe impulso alle «attività di gestione patrimoniale di Intesa Sanpaolo» e che la sua banca ha saputo creare valore dalle precedenti acquisizioni. «Abbiamo dimostrato con l’acquisizione delle banche veneziane e quella di Ubi – sottolinea - che attraverso un’acquisizione in Italia possiamo generare sinergie di costo e di ricavi in grado di creare molto valore per i nostri azionisti. Ma il vero punto è sempre stato un problema in termini di antitrust. Quindi abbiamo deciso di lavorare per trovare una soluzione al problema», ovvero l’accordo con Unipol.
«La parte più importante della storia», per Messina, è «continuare a investire nella gestione e nella protezione del patrimonio, perché l’acquisizione di Monte Paschi di Siena e Mediobanca ci porterà un volume significativo di gestione patrimoniale che potrà raggiungere i 2mila miliardi di euro».
Il nodo fuoriuscite
In caso di successo, l’operazione di Intesa «così come è stata presentata, non prevede una diminuzione degli organici – dichiara Paolo Citterio, coordinatore nazionale Fabi del gruppo Intesa Sanpaolo -. Normalmente, da operazioni di fusione, aggregazione o acquisizione bancaria scaturiscono esuberi. In questo caso, invece, è prevista la possibilità di accedere su base volontaria agli esodi e al prepensionamento, con un pari numero di assunzioni di giovani entro il 2029».
Nello specifico, alle 4.500 uscite già previste dal piano industriale presentato a inizio anno, se ne aggiungerebbero altre 5mila per il perimetro Intesa e 1.800 per il Monte dei Paschi di Siena nel passaggio sotto Intesa, per un totale di 6.800 nuove uscite volontarie. «Se sommiamo queste nuove assunzioni a quelle già previste dagli ultimi accordi – fa presente Citterio - il totale salirà a 13mila nuovi ingressi entro la stessa data».
I tempi tecnici saranno comunque lunghi: l’offerta dettagliata dovrà essere presentata entro 20 giorni, poi occorrerà attendere i via libera delle autorità di vigilanza e dell’Antitrust. L’Opas partirà verosimilmente a settembre, ma per vedere i pieni effetti dell’operazione si dovrà attendere il 2027.
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