Affitti alle stelle, a Bergamo +52% rispetto al pre Covid. «Poche case disponibili»
I DATI. Bergamo seconda città in Lombardia per aumento dei canoni. Guatterini: «La carenza spinge i prezzi: puntare sulle riqualificazioni».
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È sempre un buon investimento, il mattone. Per molti, però, più che desiderio è un miraggio. Non vale solo per la compravendita, ma soprattutto per l’affitto: con valori alle stelle, trovar casa con questa formula è ben complicato. Ne risente soprattutto la città, dove l’offerta è ormai risicata – di appartamenti in affitto se ne trovano ben pochi, e a caro prezzo – e la domanda è alta, andando così a creare una dinamica tipicamente metropolitana.
Un dato lo racconta in maniera plastica: nel post-Covid, Bergamo è il secondo capoluogo lombardo con il peggior rincaro dei canoni di locazione, saliti addirittura del 52% tra il 1° semestre del 2019 e il 1° semestre del 2026. A far da bussola sono le rilevazioni del recente Osservatorio Cresme per l’Ance Lombardia, l’associazione dei costruttori edili, che ha passato in rassegna i diversi angoli della regione. Nello stesso arco temporale, solo Brescia è stata più «salata» (+52,1%), mentre Monza ha raggiunto un +49,3%, Milano un +47,4% e la media lombarda s’è mantenuta al +46,8%. È andata relativamente meglio, o forse meno peggio, nel resto della provincia: nei comuni diversi dal capoluogo, la Bergamasca ha maturato un «ricarico» del 45%, stavolta leggermente al di sotto della media regionale (+47,2%), mentre il primato (non invidiabilissimo) spetta ai comuni della provincia di Como (+56,4%).
Le «tensioni»
L’affitto è un segmento decisivo del comparto immobiliare. È la soluzione più gettonata tra i lavoratori che si muovono da un’area all’altra (una risorsa quanto mai «contesa» in tempo di inverno demografico e di competizione per l’attrattività dei territori), oppure è il passo classico dei giovani che cercano l’autonomia uscendo dalla casa dei genitori, ma è anche il ripiego ineludibile per chi non ha una forza economica sufficiente per puntare all’acquisto. E di rinnovo in rinnovo, il canone può lievitare sino a farsi insostenibile per il budget familiare. Anche i costruttori sono consapevoli delle criticità: «È evidente la tensione sul fronte delle locazioni, che oggi rappresentano uno dei nodi più delicati del mercato immobiliare», premette Renato Guatterini, presidente dell’Ance Bergamo. Sfogliando il dossier, Guatterini snocciola cifre dettagliate: «In Lombardia il canone medio si attesta a 10,7 euro al metro quadrato al mese, ma nei capoluoghi sale a 15,2 euro. Bergamo, con 10,6 euro al metro quadrato al mese, si colloca al quarto posto tra i capoluoghi lombardi e registra una crescita molto significativa negli ultimi anni: nel periodo 2019-2026 è infatti la seconda città lombarda per incremento dei canoni di locazione, con un +52%, subito dopo Brescia». Sono «segnali che vanno letti con grande attenzione», specifica Guatterini, e che vanno messi in correlazione a quelli della compravendita.
La compravendita
Il report traccia una panoramica anche sui listini di vendita. Ancora tra metà 2019 e metà 2026, a Bergamo città le quotazioni sono incrementate del 28,4% (contro la media regionale del +33,7%) e nel resto della provincia del 23,1% (contro la media regionale del +24,8%). Il boom è a Como, +40,6% nel capoluogo e +39,3% nelle aree interne. Insomma, il settore viaggia forte: «I dati dell’Osservatorio Immobiliare Cresme confermano che anche Bergamo si colloca all’interno di una dinamica di forte crescita dei valori immobiliari che interessa l’intera Lombardia, ma che nel nostro territorio assume caratteristiche molto specifiche. Nel primo semestre 2026 il prezzo medio delle abitazioni in Lombardia si attesta intorno ai 2.720 euro al metro quadrato, con una forte differenza tra i capoluoghi, trainati da Milano, e i comuni non capoluogo. In questo quadro, Bergamo registra una quotazione media di 2.710 euro al metro quadrato, in aumento del 6,9% nell’ultimo anno», approfondisce Guatterini.
Le politiche per l’abitare
Ma perché il mercato si spinge così verso l’alto? «L’aumento dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione nella nostra provincia riguarda sia le nuove costruzioni sia il patrimonio edilizio esistente ed è riconducibile a più fattori – prosegue il presidente dell’Ance Bergamo -: da un lato la crescente attrattività del territorio bergamasco e la sua sempre maggiore integrazione nei sistemi urbani e infrastrutturali regionali; dall’altro l’aumento dei costi di costruzione, che secondo i dati della Camera di Commercio nell’ultimo anno sono cresciuti del 5,6%».
Un elemento più degli altri pare incidere, e richiama la classica legge economica della domanda e dell’offerta: «Soprattutto pesa la questione abitativa – è la sottolineatura di Guatterini -: la disponibilità di case resta insufficiente rispetto alla domanda e questa carenza, inevitabilmente, si riflette sull’andamento dei prezzi». Da questa impasse è complesso uscirne, se non attraverso un gioco di squadra che coinvolga tutti coloro che hanno voce in capitolo: «Il tema dell’abitare deve tornare al centro dell’agenda locale – conclude Guatterini -. Servono politiche che favoriscano nuova offerta abitativa, rigenerazione urbana e condizioni che consentano alle imprese di costruire e riqualificare in modo sostenibile, rispondendo ai bisogni delle famiglie e del territorio».
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