Caro energia, aiuti a 80 famiglie in difficoltà

IL PROGETTO. La povertà energetica colpisce trasversalmente, il progetto ha già superato l’obiettivo iniziale. Il contributo di Caritas e Acli copre il 60% del costo delle bollette. Don Trussardi: «Lavorare insieme è un segno concreto di carità».

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La povertà energetica non conosce stagioni. Si scorge nel pieno dell’estate, attanagliando chi non può permettersi il climatizzatore per trovare un respiro nell’afa soffocante, e giunge al culmine nei mesi freddi, quando l’uso dei caloriferi rende insostenibili le bollette.

Un aiuto ai più vulnerabili è arrivato da «Riscaldiamo l’inverno 3.0», la terza edizione del progetto promosso dalle Acli di Bergamo, insieme alla Caritas bergamasca-Fondazione Diakonia e alla Società San Vincenzo de Paoli: a metà del percorso, sono già oltre 80 le famiglie prese in carico. Il risultato va oltre il target iniziale (si pensava di partire con 75 nuclei): è il segno di quanto la criticità sia radicata, ma anche di come questa rete sia in grado di intercettare efficacemente i bisogni.

«Il pagamento delle bollette è una preoccupazione forte per molte famiglie: è uno dei bisogni che incidono maggiormente sulla vita quotidiana»

«Il responso è stato molto buono – commenta don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana –, anche grazie alle realtà locali che hanno sostenuto l’idea ampliando le risorse e permettendo così di dare più risposte. La capacità di lavorare insieme è un altro segno concreto di carità. Il pagamento delle bollette è una preoccupazione forte per molte famiglie: è uno dei bisogni che incidono maggiormente sulla vita quotidiana».

Per Noemi Cucinotta, responsabile del progetto, «la comunità si è attivata in modo splendido. Abbiamo riscontrato un coinvolgimento al di sopra delle aspettative da parte delle organizzazioni partner, dei volontari e delle reti locali. C’è stato un grande lavoro territoriale». Dietro i numeri ci sono situazioni che appaiono agli antipodi e che in realtà riflettono le tante sfaccettature del rischio-povertà, a partire dalle zone grigie del lavoro (25 famiglie affrontano una condizione di precarietà lavorativa o disoccupazione). Avere molti figli (17 le famiglie numerose aiutate) o essere un genitore solo (13 i nuclei monoparentali) sono altri fattori che portano a chiedere aiuto. Il programma ha raggiunto in maniera capillare il territorio, con segnalazioni da Bergamo, Sarnico, Treviglio, Pedrengo, Curno, Bonate Sopra, Verdellino, Seriate, Mapello e altri comuni ancora, «confermando la diffusione della povertà energetica in contesti urbani, periurbani e territoriali differenti». Anche le nazionalità delle persone incontrate, spiegano dalle Acli, «restituiscono una platea composita e multiculturale».

Le fasi

«Riscaldiamo l’inverno» si articola in tre fasi. La prima, grazie a una serie di sportelli sul territorio, ha stimolato l’incontro tra i volontari e le persone interessate, con momenti di ascolto e accompagnamento nell’iter burocratico.

Dopodiché, come secondo step, è stato sottoscritto un «patto di responsabilità energetica»: i beneficiari, affiancati da un «tutor per l’energia domestica», sono stati aiutati economicamente attraverso il pagamento diretto delle bollette ai fornitori di luce e gas (si tratta di fatture riferite alla stagione invernale 2025-26) secondo una logica di «corresponsabilità». L’iniziativa ha infatti coperto il 60% delle utenze: l’altro 20% è rimasto in carico alla famiglia, l’ultimo 20% è stato reperito mobilitando una rete locale composta da associazioni e istituzioni prossime alla residenza dei soggetti coinvolti. «L’accompagnamento è una componente fondamentale – rimarca Cucinotta –. È anche un elemento di prospettiva per il futuro, perché consente di maturare consapevolezza tra le persone destinatarie degli interventi. La povertà energetica è un tema quotidiano, da affrontare con cognizione di causa: sono argomenti tecnici, è vero, ma toccano la vita concreta. Spesso, l’importo elevato di una bolletta è determinato dalle scelte che si fanno al momento della stipula dei contratti: saperli analizzare è un primo passo per rendere sostenibili queste spese».

Sensibilizzazione energetica

Ora si avvia l’ultimo miglio: si valuteranno, insieme ai beneficiari, degli interventi di miglioramento energetico all’interno delle abitazioni (sensibilizzazione sulle buone pratiche, rinnovo degli elettrodomestici inefficienti), così da provare a contenere i consumi (e quindi i costi) nel prossimo futuro. In più, è stato promosso un ciclo di quattro incontri – a cura di Francesco Mazzucotelli, docente all’Università di Pavia – per illustrare la relazione tra conflitti, energia e povertà, anche alla luce delle ultime crisi geopolitiche. «Questa è una fase innovativa rispetto agli anni scorsi – conclude Cucinotta –. È una sfida, perché comporta l’entrare nelle case, testare le relazioni di fiducia costruite nei mesi e avere un rapporto più diretto con i beneficiari. Può sembrare paradossale proporre in estate degli eventi di sensibilizzazione su un progetto che si chiama “Riscaldiamo l’inverno”, ma lavorare sull’efficientamento porta benefici lungo tutto l’anno. Ce ne siamo resi conto anche in questa estate segnata da temperature elevatissime».

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