Effetto caldo torrido anche sul bestiame. In calo la produzione di latte

AGRICOLTURA. In alpeggio c’è chi ipotizza di farsi portare l’acqua in elicottero come già accaduto nel 2022. Con la siccità a rischio il secondo raccolto di mais. «Punteremo sull’orzo, seminato a ottobre e raccolto a giugno».

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In calo la produzione del latte in stalla fino al 20% e giù anche quella del mais fino al 10%, oltre alla rinuncia per molti al secondo raccolto. Sono le conseguenze del gran caldo e della carenza d’acqua sul settore agricolo della nostra provincia. Alcune differenze tra valli, Isola e pianura ci sono, ma tutti gli agricoltori stanno facendo i conti con un’estate dura dal punto di vista climatico, che, a dire di molti, ormai si sta avvicinando per conseguenze a quella molto secca del 2022.

«Una decina di giorni di autonomia»

«Nelle zone di pianura – affermano da Coldiretti Bergamo – il caldo ha sicuramente inciso sulle produzioni in stalla. Riguardo agli allevamenti, c’è stata una contrazione della produzione di latte fino al 20% e maggiori problemi di dismetabolie post parto». Non va meglio nelle zone di montagna dove è la mancanza di acqua a incidere sulla produttività del bestiame. Pozze d’acqua e cisterne, infatti, sono in via di esaurimento e il prato è secco. Alex Bonaldi dell’azienda agricola Vigorelli Camilla di San Giovanni Bianco, al momento si trova all’alpeggio Monte Cancervo della Val Brembana con una settantina di capi tra mucche da latte, cavalli e asini: «Fortunatamente – afferma – giovedì (6 agosto) ha piovuto un po’ e questo ci dà ancora una decina di giorni di autonomia, ma poi avremo finito tutte le scorte e, come accaduto nel 2022, dovremo farci portare l’acqua con l’elicottero».

Difficoltà per il fieno

Anche in alpeggio la produzione di latte, sempre secondo Coldiretti Bergamo, è calata del 15-20%. E un’altra conseguenza della mancanza d’acqua è la difficoltà che gli agricoltori avranno nel fare il secondo raccolto di fieno: «Il primo – sostiene ancora Bonaldi – siamo riusciti a farlo. Il secondo, invece, sta bruciando tutto. Il rischio è che in inverno non avremo riserve e dovremo acquistarlo sul mercato». Per salvare il primo raccolto del mais, molti agricoltori della pianura sono arrivati ad anticipare di qualche giorno la trinciatura.

Per quanto riguarda invece il secondo raccolto c’è chi, vista la carenza di acqua, ha deciso di rinunciarci. E lascerà quindi i propri terreni incolti: «Questa estate – sostiene Renato Maestri della società agricola Maestri di Treviglio – l’acqua che abbiamo ricevuto è stata sufficiente solo per irrigare metà della nostra superficie coltivata (pari a 100 ettari, ndr). Ed è chiaro che l’abbiamo destinata alla metà coltivata a mais mentre quella a prato per la produzione del fieno l’abbiamo lasciata andare. Ora, però, non c’è più abbastanza acqua per un secondo raccolto».

Possibile cambio di colture

E per Maestri, in previsione futura, è arrivato anche il momento di riflettere su un possibile cambio di piano colture: «Potremo iniziare a puntare sull’orzo che viene seminato a ottobre e raccolto a giugno e quindi non avremmo più il problema dell’acqua. È una buona alternativa in quanto è una fonte di amido e la sua farina può sostituire quella di mais».

Ha deciso di «rischiare» il secondo raccolto di mais, invece, Sergio Borella dell’azienda agricola Borella di Barbata: «Lo facciamo – spiega – perché possiamo contare su un pozzo irriguo e perché il terreno su cui coltiviamo è argilloso. Nel nostro caso, però, è il forte caldo che ci sta mettendo in difficoltà. L’alto calore, infatti, sta rendendo difficile la fecondazione della pianta e rischiamo di avere una pannocchia con alcuni chicchi maturi e alcuni acerbi».

L’aiuto della tecnologia

Anche per Enzo Ferrazzoli, direttore di Confagricoltura Bergamo, bisogna iniziare a pensare a soluzioni per riuscire ad affrontare temperature elevate e carenza d’acqua: «Una riposta – spiega – potremo averla dalle Tecnologie di evoluzione assistita a cui l’Ue ha dato il via libera. Semplificando, il gene di un cereale efficiente contro la siccità potrebbe essere impiantato nel mais in modo da migliorarne la resistenza. A breve partiranno le sperimentazioni. Ci vorrà un po’ per arrivare al pieno utilizzo di queste tecnologie ma è sicuramente una strada da percorrere».

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