Hacker, più attacchi anche in provincia

IL PRIMO SEMESTRE. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ne conta 37 in Bergamasca su un totale di 2.171 in Italia. Meani (Confartigianato): «Manca consapevolezza, ma non siamo più al punto di partenza. E la normativa aiuta».

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L’ultimo in ordine di tempo è stato il caso Revolut: i dati di 680 utenti della piattaforma finanziaria sono stati sottratti usando un indirizzo di posta elettronica della prefettura di Reggio Calabria, precedentemente hackerata. Ma la sicurezza informatica e le sue conseguenze sono all’ordine del giorno anche da quando i grandi player dell’intelligenza artificiale hanno lanciato l’allarme sulle possibili (e catastrofiche) conseguenze dello sviluppo della tecnologia. Ancora prima di capire cosa l’IA possa costruire, gli esperti della cyber security sanno bene cosa può distruggere: intere architetture di protezione, annidandosi negli spazi piccolissimi di una falla del sistema, partendo anche da lontano, come una provincia del Sud Italia, per colpire un gruppo internazionale con sede a Londra.

«La sicurezza informatica deve arrivare a funzionare come l’allarme antincendio, tutti devono conoscere i segnali e la procedura per mettersi in salvo, finché non arriveremo a quel punto restiamo in una sorta di interregno in cui ognuno interviene come può»

L’analisi periodica della minaccia cyber in Italia condotta dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) ha registrato nei primi sei mesi dell’anno 2.171 eventi informatici ai danni di attività pubbliche e private (il 47% in più rispetto allo stesso periodo del 2025), tra questi tentativi di violazione, quelli che si sono trasformati in incidenti, provocando un danno confermato, sono stati 1.072, con una crescita del 246% rispetto al primo semestre 2025. Valori che in Bergamasca si traducono in 37 eventi (cinque in più rispetto alla seconda metà del 2025) e 24 incidenti. Manifatturiero, tecnologico e sanitario sono i settori più colpiti.

«Il problema sta nella mancanza di consapevolezza – spiega Davide Meani, imprenditore bergamasco, vicepresidente nazionale e presidente lombardo del gruppo di Informatica e telecomunicazioni (Ict) di Confartigianato -. La sicurezza informatica deve arrivare a funzionare come l’allarme antincendio, tutti devono conoscere i segnali e la procedura per mettersi in salvo, finché non arriveremo a quel punto restiamo in una sorta di interregno in cui ognuno interviene come può». Poi aggiunge: «Però siamo partiti, non siamo più a livello zero».

Le nuove regole

La direttiva impone obblighi di notifica degli incidenti informatici subiti e gli effetti di questa comunicazione si sono visti nel report Acn, i cui dati rispecchiano una maggiore capacità di intercettare i fenomeni criminali, ma con numeri probabilmente ancora lontani dalla realtà, dove gli attacchi potrebbero essere molti di più

Il riferimento è alla Nis2, direttiva europea sulla cybersicurezza che, rispetto alla normativa precedente, estende gli obblighi di protezione e certificazione a più filiere (energia, trasporti, sanità, settore bancario e finanziario, acqua e rifiuti e infrastrutture digitali), rendendoli più stringenti e avanzati. «La sua introduzione sta permettendo di uniformare certificazioni e sistemi diversi e sta aiutando molte imprese a capire come intervenire, oltre che far venire a galla più episodi di attacco», sottolinea Meani. La direttiva, infatti, impone obblighi di notifica degli incidenti informatici subiti e gli effetti di questa comunicazione si sono visti nel report Acn, i cui dati rispecchiano una maggiore capacità di intercettare i fenomeni criminali, ma con numeri probabilmente ancora lontani dalla realtà, dove gli attacchi potrebbero essere molti di più, come conferma lo stesso Meani: «Tante micro e piccole aziende non hanno attivato sistemi di sicurezza, perciò non sanno nemmeno di essere state colpite, ma sappiamo che le violazioni informatiche di realtà più grandi e più protette arrivano proprio dalla parte più debole della catena». Anche per questo Confartigianato Bergamo sta moltiplicando i corsi e gli appuntamenti formativi sul tema. Il prossimo sarà all’interno di No Hat, conferenza internazionale sulla cybersicurezza e l’hacking etico, che ogni anno richiama in città centinaia di esperti del settore e informatici di fama mondiale. «Con loro abbiamo pensato a incontri che simuleranno gli effetti di violazioni informatiche mostrando come agiscono e come proteggersi - spiega Meani - sarà un momento molto pratico, pensato per dare una comprensione concreta dei rischi».

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