Infortuni sul lavoro: ogni anno effetti
per quasi 700 milioni di euro
IL REPORT DI CONFCOOPERATIVE. Dalla perdita di reddito alla malattia, fino al calo di produttività e alle sanzioni. Burini (Coesi): trend in calo, ma ogni incidente è troppo.
Lettura 2 min.Di fronte a ogni tragedia, o anche solo allo stillicidio quotidiano dei piccoli traumi, il primo impatto è umano: vite spezzate, danni permanenti, oppure convalescenze più o meno lunghe. Ma gli infortuni sul lavoro, quella piaga che sembra non trovare mai soluzione, hanno anche un evidente risvolto economico, con numeri da multinazionale. Solo in Bergamasca, la ricaduta annua sfiora i 700 milioni di euro, e in tutta la Lombardia si arriva a un conto da 6 miliardi di euro.
Focus sulla prevenzione
Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia ha incrociato i dati dell’Inail e della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro per determinare «i costi della non-sicurezza sul lavoro», un bilancio cui si giunge sommando una serie di voci. E cioè i costi diretti (ad esempio la perdita di reddito del lavoratore, la copertura della malattia e i risarcimenti in capo all’azienda, gli oneri sanitari e i sussidi e indennizzi del sistema pubblico), i costi indiretti (il calo della produttività, le spese per la sostituzione del dipendente, le sanzioni, ma pure l’assistenza che grava sulle famiglie) e i costi intangibili (dall’impatto emotivo e psicologico per il lavoratore al danno d’immagine per l’azienda). «I dati confermano quanto sia ancora elevato il prezzo, economico e umano, degli infortuni – ha spiegato Nino Aiello, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia -. Come mondo cooperativo siamo attenti nel promuovere una cultura della prevenzione che parta dalla formazione, dall’innovazione e dalla responsabilità condivisa. Solo rafforzando questi elementi possiamo costruire ambienti di lavoro più sicuri»
«Come mondo cooperativo siamo attenti nel promuovere una cultura della prevenzione che parta dalla formazione, dall’innovazione e dalla responsabilità condivisa»
. Più precisamente, considerando tutti i settori produttivi e calcolando i dati di incidentalità tra marzo 2025 e febbraio 2026, in provincia di Bergamo la spesa sarebbe di 696,1 milioni di euro: in testa, a livello regionale, ci sono ovviamente le province di Milano (2 miliardi e 20 milioni di euro) e di Brescia (870,4 milioni di euro).
Cronache alla mano, è un tema di costante attualità. «Le conseguenze sono ampie – rimarca Carla Burini, referente Salute e Sicurezza sul posto di lavoro di Csa Coesi, il centro servizi di Confcooperative Bergamo -. Oltre ai giorni di assenza, al danno fisico e morale, c’è un riflesso anche sul contesto familiare, così come sul contesto organizzativo dell’azienda. Il fenomeno infortunistico della provincia di Bergamo è rilevante, lo osserviamo anche nel nostro settore». Confcooperative Bergamo ha infatti analizzato anche la situazione all’interno delle proprie realtà associate: nel 2024, su una popolazione di 7.952 lavoratori, si sono contate 5.536 giornate di infortunio; nel 2025, a fronte di 8.302 lavoratori, le giornate di infortunio sono scese a 4.958. «C’è un trend di diminuzione – sintetizza Burini -, ed è positivo. Ma anche un solo infortunio è sempre troppo».
Il ruolo della formazione
Un elemento cruciale, riflette Fabio Benigni, segretario generale di Confcooperative Bergamo, è la formazione: «Bisogna ragionare sulla qualità di questo impegno, che è fondamentale nell’ottica del lavoratore ma diventa anche un fattore di attenzione nella catena del valore dei fornitori – afferma Benigni -. Un’azienda che ha la giusta sensibilità nei processi produttivi è un’azienda di qualità». Ad esempio, Confcooperative Bergamo e il Csa Coesi hanno sviluppato alcune iniziative. Sul fronte dei lavoratori, «abbiamo favorito dei nuovi percorsi dedicati alle persone svantaggiate, che in ambito cooperativo rappresentano una risorsa rilevante – approfondisce Burini -. Abbiamo condiviso con le parti sociali un protocollo per mettere a punto strumenti calibrati su queste persone, comprese quelle con disabilità cognitive: la formazione non può essere semplicemente la visione di un video di fronte al pc. L’inclusione passa anche da questi aspetti». Poi, c’è la valorizzazione della qualità delle imprese: «Già da diversi anni – prosegue Benigni -, insieme al Csa Coesi, abbiamo istituito il registro “Impact”, per racchiudere le cooperative con standard superiori alla media, sulla base di alcuni criteri: piena applicazione dei contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, la presenza di un’assemblea dei soci, responsabilità sociale e ambientale. Serve accompagnare soprattutto le piccole realtà». Anche perché, ricorda Burini, «la normativa sulla sicurezza è complessa e in qualche maniera uniforme: è pensata a prescindere dalla dimensione delle imprese, sia che abbiano solo un dipendente o siano delle multinazionali. È decisivo l’accompagnamento da parte delle associazioni di categoria». «Da un lato – conclude Benigni -, il Centro servizi sa leggere i bisogni e dare le risposte. Dall’altro lato, Confcooperative stimola la sensibilità tra gli associati. Continuiamo a investire, ma anche a ottenere finanziamenti su questi temi per costruire dei progetti che rafforzino la cultura della sicurezza sul lavoro».
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