Parco dei Colli, i baccelli del fagiolo nano per un’agricoltura di qualità

LA SPERIMENTAZIONE. I primi germogli sono spuntati nei campi di dieci aziende, di cui quattro in città. Il raccolto è atteso per fine mese. Filiera corta dei legumi, coltivazione sostenibile.

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Il raccolto è atteso per fine mese, momento particolarmente atteso per verificare la buona riuscita della coltivazione del fagiolo nano borlotto del Parco dei Colli di Bergamo. La sperimentazione è stata avviata nei mesi scorsi e i primi baccelli sono spuntati nei campi di dieci aziende (da Redona a Ponteranica) che hanno deciso di partecipare al progetto che punta a creare una nuova filiera corta dei legumi. E se il progetto germoglierà, il Parco dei Colli è pronto con un ettaro e mezzo di campi in città grazie a fondi di Regione Lombardia, che gli agricoltori coinvolti nella sperimentazione potranno coltivare.

Il progetto

Tra fave, piselli, ceci, fagioli e lenticchie, il più adatto, dopo una serie di analisi, è stato il fagiolo nano. Da qui è partito il progetto, promosso dall’ufficio Agricoltura del Parco e sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso un bando che ha visto la partecipazione del Comune di Bergamo e la collaborazione del Biodistretto. L’obiettivo è sviluppare un’agricoltura urbana sostenibile. «La cintura verde di Bergamo e delle aree limitrofe può diventare sempre più una risorsa sempre più importante per l’alimentazione delle nostre comunità – afferma Oscar Locatelli, presidente del Parco dei Colli –. È l’ambizione che ci guida: produrre cibo locale, sano e sostenibile, facendo della tutela del territorio un’opportunità di lavoro per gli agricoltori e di benessere per le persone». Un’attività di valorizzazione, quella promossa dal Parco, che «è stata avviata dieci anni fa, con una politica di maggiore attenzione sul tema del cibo – ricorda Angelo Colleoni, consigliere del Parco –. Questo ci ha portato a tutelare molte nuove aree sui Comuni, redigendo anche la Carta di tutela delle aree periurbane, avviando proprio su queste aree la sperimentazione per la filiera corta dei legumi. Siamo partiti dai fagioli, ma altre colture saranno sviluppate».

I risultati

«Il primo obiettivo era individuare il legume più adatto, tenendo conto delle caratteristiche dei terreni, cambiamenti climatici e sostenibilità della coltivazione. La scelta è ricaduta sul fagiolo nano borlotto, ritenuto il più indicato per avviare la sperimentazione»

La raccolta, si diceva, è attesa per fine ottobre e consentirà di tracciare un primo bilancio. I passi successivi prevedono l’ampliamento delle superfici coltivate, il coinvolgimento di altre aziende e la definizione degli aspetti legati alla meccanizzazione e alla commercializzazione del prodotto. Un percorso avviato dal Parco insieme a dieci aziende, alle quali sono state fornite le sementi per la sperimentazione. «Abbiamo seguito l’intero percorso progettuale, dagli studi e dalle verifiche preliminari al confronto con gli operatori locali – spiega Pasquale Bergamelli, responsabile dell’ufficio Agricoltura –. Il primo obiettivo era individuare il legume più adatto, tenendo conto delle caratteristiche dei terreni, cambiamenti climatici e sostenibilità della coltivazione. La scelta è ricaduta sul fagiolo nano borlotto, ritenuto il più indicato per avviare la sperimentazione». Ora si entra nel vivo, in attesa del raccolto, con valutazioni sulla resa nei diversi terreni, l’impegno richiesto alle aziende e la redditività della produzione, elementi essenziali per costruire una filiera che unisca tutela del territorio, sostenibilità economica e qualità.

Le aziende

Delle dieci aziende partner, nove operano sul territorio del Parco: quattro in città (Frontemura a Monterosso, Mosaico alla Martinella, Santinelli alla Madonna dei Campi, Alessandro Rubis a Fontana), tre a Valbrembo (Fratelli Tomaselli, Pisoni Silvia, Fratelli Colombi), una a Torre Boldone (Aretè) e una a Ponteranica (Giavazzi). «Extra» Parco la cooperativa Biplano di Urgnano, «test» su terreni di pianura (simili a quelli dei Comuni interessati dall’ampliamento del Parco). Quando si potranno cucinare i fagioli del Parco dei Colli? Il prossimo anno, acquistandoli direttamente dalle aziende.

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