Elezioni Usa, svolta che va oltre i numeri

MONDO. Si sapeva che sarebbe stato un referendum su Donald Trump, e così è stato: il voto di metà mandato ha punito tutti i caposaldi della sua politica, dalla guerra contro l’Iran all’appoggio incondizionato a Israele alla politica economica, e l’ha sottolineato persino il suo vice J.D.Vance.

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Si immaginava che i democratici avrebbero potuto rimontare la china al Congresso e così è stato: il partito ha ora la maggioranza sia al Senato sia (e largamente) alla Camera dei rappresentanti. Ma riassumere l’esito di questa tornata elettorale solo in termini di numeri sarebbe un errore, anche clamoroso. Per almeno due ragioni. La prima è che, a spulciare la vittoria assegnata ai democratici, si nota la costante di scelte che sembrano fatte proprio per esaltare tutto ciò che a Trump poteva dar fastidio o che delle sue idee era l’esatto contrario.

Qualche esempio. Trump si fa riprendere alla Casa Bianca intento a pregare circondato da religiosi? Ecco allora che in Texas vince il «seminarista» James Talarico e il Kansas manda al Senato il pastore metodista Adam Hamilton, entrambi democratici.

L’analisi del voto

Il presidente che nel primo mandato emise il muslim ban per bloccare l’ingresso negli Usa ai cittadini di tutta una serie di Paesi islamici e che in questo secondo ha scatenato l’Ice contro gli immigrati, vede ora entrare nelle istituzioni una nativa americana (tribù Laguna Pueblo) come Deb Haaland, governatrice del Nuovo Messico, o Keisha Lance Bottoms (tribù Ojibwe), diventata senatrice in Minnesota, mentre il 62% dei latinos, che nel 2024 erano stati massicciamente a suo favore, ora gli vota contro. Il presidente dell’endorsement e dei rifornimenti militari a Bibi Netanyahu ha subito lo smacco di veder vincere nel Michigan Abdul al-Sayed, che ha sfidato le potenti lobby filo-Israele e ha accolto il verdetto delle urne esclamando Alhamdulillah, che per tutti i musulmani vuol dire «Sia resa lode a Dio».

E poi un’ondata di donne (parte dell’umanità con cui Trump ha rapporti non proprio sereni) e di persone comuni, dal boscaiolo Troy Jackson nel Maine alla pediatra Annie Andrews nella Carolina del Sud. Non proprio i personaggi che vedemmo alla sua seconda inaugurazione da presidente. La seconda ragione per cui, parlando di questo voto, bisogna andare oltre i pur clamorosi numeri, è che sul fronte democratico si è per la prima volta affacciata, dopo i lunghi e ormai trascinati anni dei Clinton e degli Obama con i gerarchi alla Nancy Pelosi come corollario, un’ipotesi di nuova classe dirigente. Volti noti alla politica locale ma sconosciuti alle platee nazionali. Uomini e donne con esperienze di amministrazione della cosa pubblica (Al-Sayed era responsabile del settore sanitario, Lance Bottoms sindaco, Haaland ex segretaria agli Interni dell’amministrazione Biden) ma finora mai sperimentati nella grande politica. E soprattutto personaggi che, in un modo o nell’altro, hanno saputo abbracciare e portare avanti proposte coraggiose e originali, in qualche modo superiori agli schieramenti di partito. Il caso più clamoroso ed emblematico, l’abbiamo già accennato, è stato quello di Abdul Al-Sayed, che ha messo in discussione un punto fermo della politica Usa da sempre: l’appoggio incondizionato a Israele. La sua vittoria conferma lo scadimento dell’immagine dello Stato ebraico presso i cittadini Usa ma anche il premio che si può raccogliere, almeno in questa fase, restando coerenti con i propri principi e sapendo parlare alla gente comune.

Le reazioni

Mettendo in fila tutti i puntini, ovvero tracciando un filo rosso tra tutti i «nuovi democratici» che impareremo a conoscere, vediamo un evidente spostamento «a sinistra» (per usare categorie nostrane) del Partito democratico e il sorgere di una leva politica nuova. Se n’è accorto, e anche di questo abbiamo già fatto cenno, il vice-presidente J.D. Vance, che ha commentato con toni di severa autocritica la sconfitta del proprio partito, anche lui fuori dai luoghi comuni. È già un indizio della possibile sfida presidenziale del 2028: Vance contro Alexandria Ocasio Cortez, che di questi «nuovi dem» è stata ed è la madrina.

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