Governare i fenomeni territoriali
IL COMMENTO. In principio furono supermercati e centri commerciali: un’esplosione di richieste, una crescita vorticosa e in diversi casi anche disordinata, con regolamentazioni che arrivarono quando ormai il fenomeno si avviava a un fisiologico assestamento.
Lettura 2 min.Qualcosa di molto simile sembra possa succedere ora con le logistiche, settore che nella nostra regione ha un valore aggiunto di circa 17 miliardi di euro l’anno, con 25mila imprese e 802 magazzini (dati Polis Lombardia). Se la rilevanza economica e occupazionale rimane evidente, la corsa a nuove richieste di insediamenti, che da noi ha riguardato specialmente l’asta della Brebemi e in particolare la pianura orientale, sembra segnare una frenata (sebbene nuovi capannoni siano anche oggi in fase di autorizzazione o realizzazione). Se questo sia dovuto per ora a una soddisfazione della domanda o a fattori legati alla congiuntura internazionale, se la situazione rimarrà stabile o ci saranno nuove «fiammate», lo dirà il tempo. Quel che è certo però è che nonostante prima la Provincia – dal 2022 con uno studio affidato al Centro studi sul territorio Lelio Pagani – e poi la Regione, con una norma approvata nel 2024 e ancora non pienamente attuata sui territori, si siano attivate per governare il fenomeno, la cornice normativa è arrivata quando ormai il «boom» dei nuovi insediamenti era già realtà. Con alcuni benefici economici e in termini di compensazioni per i singoli territori ospitanti, ma con ampie ricadute per quel che riguarda consumo di suolo, viabilità – tant’è che è tornata in auge per esempio la discussione sulla realizzazione della Nuova Cremasca – e servizi, con il grande nodo tra gli altri della disponibilità di case in affitto per i lavoratori. Gli effetti dei cambiamenti territoriali prodotti dalle logistiche sono dunque, in parte, ancora da gestire, ma già si fa avanti un nuovo tema: i datacenter.
La corsa a nuove richieste di insediamenti, che da noi ha riguardato specialmente l’asta della Brebemi e in particolare la pianura orientale, sembra segnare una frenata
Le politiche energetiche
Cruciali per la transizione digitale, interrogano però non solo le scelte urbanistiche, ma anche le politiche energetiche. Proprio nei giorni scorsi il rapporto Uil Lombardia Politiche industriali parlava di 296 istanze di connessione alla rete, per una potenza complessiva richiesta di oltre 47mila Megawatt, ponendo il tema di «una pressione potenziale senza precedenti sulle infrastrutture energetiche regionali». A giugno di quest’anno la Lombardia è stata la prima Regione a dotarsi di una legge sui datacenter, incentivando tra l’altro l’insediamento su aree dismesse o da riqualificare e ponendo i temi dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili – anche prodotte nel sito stesso - e il riuso del calore per reti di teleriscaldamento. Basterà? La «rincorsa» che tocca a chi deve governare i fenomeni territoriali non è nuova: qualche addetto ai lavori ricorda per esempio come il centro di Bergamo abbia visto dagli anni ‘80 un «boom» di uffici e servizi a scapito del residenziale, rendendo necessarie poi misure per «bilanciare». Ma l’impressione è che i trend si facciano sempre più rapidi nel loro esplodere (e pure rallentare), con tempi del mondo socioeconomico spesso distanti da quelli della burocrazia e delle scelte dei decisori. La sfida di disegnare il futuro, e non solo inseguirlo con il fiatone, richiede saperi nuovi – in questo senso, è interessante per esempio la scelta di collocare un polo di ricerca dell’università in pianura, cuore di molte di queste trasformazioni – ma anche una sempre maggiore capacità di collaborazione tra enti e di regia forte a livello sovracomunale, per cercare di orientare, e non subire, il domani che verrà.
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