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ITALIA. La terrificante gazzarra della scorsa settimana a Milano ha già ottenuto il suo primo risultato: sconcerto, preoccupazione, paura, rabbia.
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Uno scenario difficile da ridurre a rivendicazione dell’effettiva difficoltà dei giovani e/o dei cittadini soffocati da costi della vita sempre più gravosi. Rispetto allo scoppio della violenza occorre riflettere sull’intreccio dei diritti, dei doveri, delle necessità di larga parte dei cittadini. Sull’altro versante emerge l’inadeguata capacità della politica e, in primis, del governo di fronteggiare il malessere sociale. Proprio a causa della complessità del problema può essere utile partire da una riflessione sulla devastante violenza emersa a Milano. Indiscutibilmente il delirio promosso dagli specialisti del disordine ha avuto la capacità di attrarre una moltitudine di giovani scesi in piazza soltanto per manifestare e divenuti parte dell’atteggiamento criminale dei facinorosi. Nella vicenda si incrociano le due facce di una medaglia. Da un lato è indispensabile tener conto della rabbia giovanile, frutto della noia per un orizzonte opaco sulle prospettive di lavoro e di qualità della vita. L’altro lato della questione pone quesiti preoccupanti: i «trafficanti delle gazzarre» hanno alle loro spalle soggetti e interessi delinquenziali? Ovvero si tratta di uno strisciante complotto teso a incrinare e, nel tempo, a stritolare la democrazia? Non è illusorio sospettare che il fronte della rabbia e quello del complotto si integrino, con o senza accordi. Il tempo darà le sue risposte.
Il primo versante necessita di un cambio di visione da parte dei pubblici poteri. Sarebbe ottima scelta proporre una visione discussa e messa in azione dall’insieme delle forze politiche di maggioranza e di opposizione. Perché ciò avrebbe il risultato di evitare il rischio di smottamento della democrazia. Soltanto un cambio di prospettiva può produrre - anche se in tempi non immediati - un ribaltamento degli squilibri sociali. Occorre coraggio e determinazione da parte delle istituzioni e delle potenze economiche per ottenere il riequilibrio dei diritti dei cittadini. Politiche innovative, smantellamento delle iniquità sul piano del lavoro, maggiore incisività dell’azione di governo in un quadro di incertezza e di scarsa fiducia dei cittadini verso la politica. In siffatto scenario il governo in carica ha promesso molto e fatto pochissimo. Le acclamanti affermazioni dell’esecutivo sono rimaste al palo: bastano le precise e puntuali statistiche dell’Istat per dimostrare la pochezza dei risultati raggiunti nei quattro anni dall’attuale governo.
Fin qui la questione di merito, ma ancor più preoccupante quella di metodo. La maggioranza governa quasi totalmente per decreti-legge, con i quali entrano nell’ordinamento norme mai discusse con l’opposizione. Una tendenza che scivola verso preoccupanti orizzonti. O si fa deliberare la legge in Parlamento attraverso il ricorso alla fiducia e al voto segreto. Si pensi, ad esempio, alla legge elettorale che ha come obiettivo primario sottrarre la presidente della Repubblica il diritto-dovere di nominare il presidente del Consiglio. In questo clima particolarmente opaco aleggia la questione della sicurezza. L’attuale governo ha scelto - come sempre - il decreto-legge in materia. Ancora una volta si sceglie la via della repressione e di forme parziali di prevenzione «militare». Poca e scarsa attenzione ai focolai sociali di scontento e di potenziale ribellione.
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