Il declino di politica e ragione: frutto amaro per l’Italia
ITALIA. Da alcuni anni due fenomeni sembrano delineare le vicende del nostro Paese. Da un lato è evidente il declino della politica come elemento fondativo del tessuto civile e come detentore delle scelte operate sulla base della volontà popolare e dell’obiettivo di buon governo.
Lettura 2 min.Allo stesso tempo emerge in misura sempre più imperiosa un’onda populista scevra totalmente dall’idea stessa di operare nell’ambito di un confronto politico razionale e ragionevole. Il declino del ceto politico, nel suo insieme e fatte salve le numerose e coraggiose eccezioni, è frutto amaro di progressiva carenza istituzionale, che scivola talvolta in una marcata ignoranza. Che determina inadeguatezza a garantire la ragionevolezza di una qualsivoglia scelta politica. In merito è quasi inevitabile prendere atto che gli accenti sguaiati del fronte populista guadagnano terreno, facendo leva sul malumore di parte crescente dei cittadini. La stampa sovente cade nella trappola di battere il tamburo, dando spazio eccessivo all’indecenza di slogan e parole d’ordine che sfiorano lo sciacallaggio. Non è superfluo concludere che l’obiettivo sembra essere «vinca il peggiore».
I «rappezzi» del Governo
L’attuale Governo, in sella da circa quattro anni, si è mosso su un crinale apertamente discendente. Ai suoi esordi la presidente del Consiglio aveva garantito - in forza della maggioranza parlamentare - il raggiungimento di obiettivi, che sono andati sfumando via via. A poco alla volta ciò ha comportato un danno preoccupante, riducendo l’azione di governo a rappezzamenti continui utilizzati per sviare i problemi nodali del Paese. Dal versante opposto dello schieramento politico e parlamentare - è doveroso tenerlo presente - non sono venuti indirizzi e soluzioni in grado di dare costrutto a un progetto politico alternativo all’attuale governo. Dalle forze politiche di sinistra era lecito non limitarsi a criticare e bocciare le iniziative governative. Doveroso è indicare in tempi rapidi programma, coalizioni e indicazione del leader per le prossime elezioni politiche.
L’abbrutimento della convivenza civile
Negli ultimi mesi il dibattito politico si è incancrenito, divenendo sempre più slabbrato e indecente. Non esistono quasi più freni. Matteo Salvini e Roberto Vannacci non lesinano opinioni odiose, destinate a gettare benzina sul fuoco delle difficoltà della società in questo periodo di crisi mondiale. Ormai la gazzarra è divenuto un criterio utile soltanto a far parlare di sé stessi: bandiere, striscioni, cartelli esibiti in aula come fossero progetti politici. Strumenti lontani anni luce dalla compostezza del dibattito politico di altri tempi, nei quali non mancavano posizioni del tutto avverse ma rispetto alle quali raramente si usciva dai binari del confronto civile. Il populismo - è necessario prenderne atto - non è soltanto svilimento della dialettica politica, ma è più che altro abbrutimento della convivenza civile. È il tempo nel quale il criterio di classe dirigente viene surclassato da quello di classe dominante, nella distinzione fatta da Antonio Gramsci. L’idea di classe dominante ha un significato elementare: chi ha vinto le elezioni può utilizzare tutti i mezzi per prevalere, a prescindere dalla ragionevolezza. Ciò emerge per il fallito referendum sulla giustizia, ma resta in piedi nel progetto di una legge elettorale in odore giuridico di incostituzionalità, non meno dell’esecrabile ipotesi di un premierato che scardinerebbe alcuni cardini della Costituzione italiana.
L’uscita dall’accordo di Schengen
I pericoli di «scivolamento» hanno trovato un’ennesima conferma nella sciagurata scelta di Giorgia Meloni di uscire dall’accordo di Schengen, iniziativa poi ridimensionata. Forse un curioso abbagliamento, visto che l’Italia è uno dei Paesi che hanno partecipato dall’inizio alla fondazione dell’Unione europea. Chissà dove andremo a finire. Per fortuna il Presidente della Repubblica, nell’occasione dell’incontro del Ventaglio con i giornalisti, ha descritto cosa occorra fare e cosa occorra evitare. Una lezione per tutti, maggioranza e opposizione.
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