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ITALIA. Approvata dalla Camera, ora le legge elettorale passa all’esame del Senato.
Lettura 2 min.Particolare importante: a Palazzo Madama si vota a scrutinio palese, quindi niente franchi tiratori. Ciò non toglie che i problemi politici legati al Melonellum e alla «tenuta» della maggioranza sono molti e complicati. Tant’è che non è affatto chiaro quali siano le vere intenzioni di Giorgia Meloni. Dell’errore marchiano di esporsi nella votazione sulle preferenze in uno scrutinio segreto, si è già detto in abbondanza. Delle interpretazioni dietrologiche che parlano di un errore solo apparente perché in realtà la premier voleva creare l’incidente in aula (su un tema utile: la libertà dell’elettore di indicare chi preferisce) per poi andare alle urne prima possibile, anche su questo si è molto vaticinato. Ma la verità nessuno bene la conosce e tutti fanno ipotesi. C’è chi dice: il governo va avanti comunque fino alla fine, e c’è chi avanza una data per le elezioni, non in questo autunno ma alla prossima primavera, addirittura il giorno preciso, il 4 aprile. Vedremo. Ma stiamo ai fatti.
Il primo fatto, incontestabile, è che Tajani e Salvini non controllano la totalità dei loro gruppi parlamentari. Sulle preferenze avevano concordato un compromesso con Meloni ma ben 50 dei loro deputati hanno disobbedito. Addirittura le donne del centrodestra sono uscite allo scoperto (Rita dalla Chiesa: «Non sono un soldatino») reclamando il diritto di opporsi al superamento della regola 60:40 per la parità di genere nella distribuzione dei posti.
Ma se Tajani e Salvini sono in questa condizione, è Meloni, alla fine, a non poter più contare su una coalizione disciplinata e obbediente come è stato in tutti questi quattro anni in cui lei ha potuto, dall’alto dei suoi voti, del suo potere e della mancanza di competitori interni, dettare la linea ed essere seguita: «Muti dovete essere» per citare un vecchio film.
In questa situazione di slabbratura , in cui tutto è fragile, allora è comprensibile, se ci fosse, la volontà di abbreviare i tempi. Ma con un problema: il Melonellum approvato alla Camera senza preferenze (che al Senato potrebbero riemergere) rischia di rivelarsi un boomerang. Perché? Perché con la sinistra unita con Italia Viva può arrivare - come ci dicono i sondaggi a oggi - al 42% e prendere il premio di maggioranza. Sarebbe una beffa atroce.
Ci sarebbe solo un modo per impedire questa disfatta: portare Roberto Vannacci dentro il centrodestra (da ricordare che solo la coalizione che si è presentata alle urne può prendere il premio) e giovarsi del suo consenso in crescita. Problema non piccolo: Vannacci si sta mangiando la Lega e anche pezzi di Fratelli d’Italia, dentro le mura dell’alleanza la sua presenza sarebbe esplosiva per tutti, Meloni compresa. Peraltro, la stessa situazione si riprodurrebbe dall’altra parte: solo imbarcando Matteo Renzi infatti i tre partiti della sinistra (che finora lo hanno snobbato), possono concorrere alla vittoria.
Conclusione: il Melonellum, la legge che nelle intenzioni dovrebbe garantire la stabilità, consegna un enorme potere di ricatto ai partiti più piccoli, come Italia Viva, o estremi come Futuro nazionale di Vannacci. Che non è esattamente ciò che volevano gli esperti del centrodestra che pensavano di aver trovato la formula magica della sicura vittoria senza pagare troppi prezzi. In ogni caso, da qui al voto c’è la Corte Costituzionale che verrà immediatamente interessata dai ricorsi come accadde al Porcellum (2014) e all’Italicum (2017). E che cosa farà la Corte non è dato sapere, ovviamente.
Ciò significa che i prossimi mesi saranno particolarmente tribolati, per il centrodestra soprattutto ma anche per gli avversari che dovranno affrettarsi a scegliere il loro candidato premier e il programma, questioni ancora in alto mare e molto, molto dolorose.
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