Il turismo mordi e fuggi e le risposte di qualità

LA RIFLESSIONE. Ci sono decisamente pochi dubbi sul fatto che Bergamo sia ormai entrata a pieno titolo nei circuiti turistici, e per diversi motivi: un aeroporto come Orio al Serio, i postumi della Capitale della cultura, persino qualche strascico della tragedia del Covid che ha (purtroppo) portato la città alla ribalta del mondo intero. Sono tutti fattori che hanno contribuito a questo risultato.

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Le presenze sono ormai in costante crescita e la componente straniera sempre più importante, conseguenza diretta dell’essere il primo scalo continentale di Ryanair che, per chi non se ne fosse accorto, non è più solo la principale compagnia low cost, ma europea in generale. Eppure nonostante queste evidenze i dati confermano la difficoltà di attrarre i turisti in un modo più stabile e meno estemporaneo. In sintesi il problema resta quello di sempre: riuscire a convincerli a fermarsi più notti e non considerare Bergamo solo una tappa di arrivo e ripartenza. Lavorare cioè sugli spazi di mezzo.

La situazione di fatto rimane quella che avevamo raccontato già nel 2010 analizzando le principali guide in lingua inglese e tedesca che magnificavano Bergamo e dintorni indicando però un tempo decisamente contenuto per la visita al capoluogo, la classica mezza giornata. , sicuramente incoraggianti dal punto di vista quantitativo e sul fronte degli stranieri, maDato confermato dall’analisi di Confcommercio sulle presenze del recente Ferragosto preoccupanti su quello dei tempi di visita e quindi dei pernottamenti.

Perché il turismo «mordi e fuggi» non è conseguenza, come spesso si afferma superficialmente, di quelle modalità d’accesso low cost che costituiscono ormai il principale modo di spostarsi in Europa (e senza più i voli da 0,99 centesimi, estinti da tempo), ma semmai della carenza di proposte e modalità qualitativamente di livello

Da Visit Bergamo si sottolinea come dal 2019 si sia in realtà passati da 1,9 pernottamenti medi a 2,1, il che si presta a due riflessioni. La prima: andando oltre la stretta contingenza agostana il turista si ferma comunque di più. Diversamente non si spiegherebbe l’esplosione di bed and breakfast e case vacanze di questi ultimi anni. La seconda: una crescita di 0,2 punti è però oggettivamente poca cosa a fronte dell’aumento generale dei turisti o anche solo dei passeggeri dell’aeroporto. Il dato conferma comunque che qualcosa non va ancora, allineandosi abbastanza alla situazione rilevata da Confcommercio.

Il problema di fondo è che Bergamo rimane nell’immaginario del turista medio una città «mordi e fuggi», aspetto noto da tempo, visto che l’obiettivo di aumentare la durata delle presenze è stato più e più volte enunciato, finora però senza risultati convincenti. E lo dicono i numeri. Il che è abbastanza strano considerando le potenzialità di un territorio che si può muovere su diversi fronti: da quello culturale (Carrara e Donizetti solo per fare due nomi) a quello religioso (Papa Giovanni XXIII), passando per le bellezze naturali di valli e laghi.

Il problema di fondo è che Bergamo rimane nell’immaginario del turista medio una città «mordi e fuggi», aspetto noto da tempo, visto che l’obiettivo di aumentare la durata delle presenze è stato più e più volte enunciato, finora però senza risultati convincenti

L’ostacolo principale sembra però (ancora) quello di mettere tutto a sistema. L’assenza cioè di un progetto complessivo capace di proporre sia pacchetti di qualità per il capoluogo - che tra Città Alta e bassa, la Carrara, i Colli e Astino, per dire, vale ben più di una mezza giornata - che itinerari capaci di abbracciare la provincia. Perché il turismo «mordi e fuggi» non è conseguenza, come spesso si afferma superficialmente, di quelle modalità d’accesso low cost che costituiscono ormai il principale modo di spostarsi in Europa (e senza più i voli da 0,99 centesimi, estinti da tempo), ma semmai della carenza di proposte e modalità qualitativamente di livello.

In parallelo s’ha da lavorare sì su un sistema di trasporti locali ma anche su un’offerta ricettiva di qualità e un corretto inquadramento di quella privata (con tutti i limiti legislativi del caso), che va per la maggiore ma spesso rende difficile un reale rapporto con il turista. Che però nella maggior parte dei casi arriva con un itinerario già ben in testa: un tempo si costruiva sulle guide, ora in rete. Ed è qui che bisogna davvero agire, per andare oltre quell’immagine di un territorio interessante sì ma soprattutto di passaggio verso altre mete vicine meglio pubblicizzate. O semplicemente vendute.

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