La lentezza è un costo insostenibile
OPERE PUBBLICHE . Nelle ultime settimane, questo giornale ha ben documentato i ritardi che i bergamaschi devono sopportare per vedere portare a termine le opere pubbliche avviate da tempo.
Lettura 2 min.Giustamente, sono stati evidenziati i disagi per i cittadini, nonché il fatto che i servizi promessi non giungano come previsto. Oltre al fastidio, in altre parole, il mancato servizio reso. Oggi, inoltre, il dito è puntato anche sull’effetto dell’inflazione che aumenta il costo delle stesse. Poco, tuttavia, si è riflettuto su un altro aspetto che è sotteso ai ritardi, invisibile ai più ma non al bilancio pubblico: il costo finanziario del tempo perso.
I costi delle opere pubbliche a rilento
Mi spiego. Ogni investimento comporta un impegno finanziario dall’inizio fino alla fine. Consideriamo, ad esempio, un investimento programmato per una durata di 5 anni che richiede un esborso di un quinto del suo costo ogni anno. Se dopo 3 anni ci si blocca e si rivede in avanti la fine dei lavori, quanto già speso determina un costo opportunità che cresce al crescere del maggior tempo richiesto. Questo ragionamento vale per ogni investimento. In generale, questi costi finanziari si vanno ad aggiungere a quelli operativi, eventualmente legati all’inflazione e alle varianti in corso d’opera. Tutto discende dal semplice principio finanziario secondo cui un euro investito oggi per un anno genera un euro rivalutato del tasso di interesse.
Se acquisto un immobile da ristrutturare e non avvio i lavori sopporto costi finanziari crescenti nel tempo perché ho impegnato risorse finanziarie che avrei potuto investire ricavando un rendimento. Si potrebbe ribattere dicendo che anche il valore dell’immobile non ristrutturato, crescerebbe nel tempo. Questo, però, non è affatto certo mentre sicuri sono i costi finanziari. Inoltre, nel caso delle opere pubbliche, non si pone mai il problema del valore di mercato a opera finita dal momento che un’opera pubblica non può essere «rivenduta» al pari di un immobile.
La lentezza è un costo
In sintesi, la lentezza nella realizzazione delle opere rappresenta un costo che, anche in assenza di altri fattori, cade sull’investitore, sia esso pubblico sia privato. I privati, tuttavia, questi calcoli li sanno fare bene e il risultato è che spesso investono meno del necessario. Meno sensibilità è presente nel caso pubblico. Come se il denaro dei contribuenti fosse altra cosa. Non è così: il rallentamento dei lavori, anche senza inflazione e varianti, costa tre volte: come disagio per i cittadini, come mancato servizio reso e come costo del denaro per ciò che è già stato impegnato.
Un a legge «Finanziaria dei tempi»
Per questo motivo, passata la Legge Finanziaria per il prossimo anno, sarebbe utile scriverne un’altra: quella che mira ad accelerare le opere. Non già facendo venir meno quei passaggi che tutelano l’ambiente e la qualità delle stesse e, insieme, la costruzione del consenso, ma riducendo quei tempi di rimbalzo burocratico e di passaggio da un Ente a un altro che, sommati, portano alla sindrome della cosiddetta «fabbrica del Duomo», ovvero un cantiere infinito.
Una «Finanziaria dei tempi» che puntasse a ridurre i tempi di realizzazione degli investimenti varrebbe molto di più di tanti altri interventi
In alcuni casi, se l’opera oltre ad essere finanziata è gestita da un soggetto pubblico i tempi sono molto maggiori di quelli di un soggetto privato. In questi casi è meglio lasciare al privato il compito di portare a termine l’opera con il pubblico che inizia a pagare quando il servizio è disponibile. Non c’entra nulla l’idea che si cedono ai privati risorse pubbliche. È il contrario, si impegnano risorse pubbliche quando serve con un derisking operativo e finanziario che fa risparmiare tempo e denaro. Visto che, come giustamente sottolinea il ministro Giorgetti, la coperta è corta, allora la lentezza è un costo che non ci possiamo più permettere.Una «Finanziaria dei tempi» che puntasse a ridurre i tempi di realizzazione degli investimenti varrebbe molto di più di tanti altri interventi, non comporterebbe alcuna spesa e genererebbe un risparmio che si potrebbe investire altrove. I privati lo sanno bene, il pubblico dovrebbe iniziare a tener conto.
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