La libertà si impara sui banchi di scuola
ITALIA. L’Italia può concedersi una soddisfazione in campo scolastico, non un’auto celebrazione. I nuovi dati Ocse-Pisa 2025 dicono che i nostri quindicenni, in un’epoca in cui molti sistemi d’istruzione arretrano, reggono e in qualche caso avanzano.
Lettura 2 min.In scienze ottengono 483 punti contro i 482 della media Ocse; in lettura 474 contro 461; in matematica 468 contro 463. In un’Europa che da anni discute del declino delle competenze di base, non è poco. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara rivendica il risultato e fa bene a sottolineare che l’Italia ha smesso almeno in parte di essere l’alunno perennemente rimproverato della classe occidentale. Ma proprio qui comincia il problema. Le medie nazionali, come tutte le medie (Trilussa, coi suoi due polli, lo aveva capito prima dell’Ocse) hanno un talento particolare: nascondono verità più drammatiche.
Dietro quel 483 in scienze convivono infatti due Italie. Nel Nord-Ovest gli studenti che non raggiungono il livello minimo sono il 14,4 per cento; al Sud diventano il 32,3. In lettura si passa dal 16,2 al 34,2 per cento. In matematica dal 21,9 al 44. Non è una sfumatura statistica: significa che il luogo in cui si nasce continua a pesare in modo drammatico sulle opportunità educative. E dunque sulle opportunità di vita.
La scuola, che dovrebbe correggere le disuguaglianze di partenza, troppo spesso finisce per registrarle.
C’è poi un secondo confine, altrettanto netto, quello tra indirizzi scolastici. Nei licei il 91 per cento degli studenti raggiunge almeno il livello base in lettura; negli istituti professionali appena il 40. In matematica il punteggio medio è 501 nei licei, 449 nei tecnici, 386 nei professionali. Naturalmente sarebbe sciocco concludere che il liceo «insegna meglio» di 115 punti: dietro quei numeri ci sono selezione sociale, condizioni familiari, territori, aspettative, orientamento. Ma proprio per questo il dato è ancora più serio. La scuola, che dovrebbe correggere le disuguaglianze di partenza, troppo spesso finisce per registrarle.
I dati europei
Il quadro internazionale rende il risultato italiano ancora più interessante. PISA 2025 è la più grande rilevazione mai realizzata: oltre 760mila studenti in 91 Paesi ed economie. Nell’area Ocse un quindicenne su cinque è ormai sotto il livello minimo in scienze, matematica e lettura, contro il 16 per cento del 2022. È il segnale di una crisi che viene da lontano e non può essere liquidata come una semplice coda della pandemia. Anche in Italia, del resto, circa tre studenti su cinque dichiarano di aver saltato almeno un giorno di scuola nelle settimane precedenti al test e quasi uno su cinque considera la scuola una perdita di tempo. È un dato forse meno spettacolare dei punteggi, ma politicamente ancora più inquietante.
L’istruzione non è un vaccino infallibile contro l’autoritarismo: la storia europea ci ricorda che anche società colte possono cedere alla propaganda, al fanatismo e al culto del capo.
Qui il discorso smette di essere scolastico e diventa politico, nel senso più alto del termine. Una democrazia vive di cittadini capaci di leggere un testo, comprendere un numero, distinguere un fatto da un’opinione, riconoscere una manipolazione. L’istruzione non è un vaccino infallibile contro l’autoritarismo: la storia europea ci ricorda che anche società colte possono cedere alla propaganda, al fanatismo e al culto del capo. Ma resta il più solido antidoto di cui disponiamo contro le pulsioni totalitarie, le dittature e le tirannie, perché allena esattamente ciò che ogni potere assoluto teme: il dubbio, il confronto, la verifica, la critica, l’autonomia del giudizio. Per questo i numeri italiani non devono diventare un traguardo, ma un punto di partenza. Se la scuola italiana «tiene» mentre altri arretrano, bisogna approfittarne. Non basta difendere la media nazionale: occorre alzare il Sud, rafforzare tecnici e professionali, sostenere i docenti (anche economicamente), contrastare dispersione e assenteismo, rendere strutturali gli investimenti oltre il Pnrr.
Ogni ragazzo che impara a capire davvero ciò che legge non conquista soltanto una competenza. Conquista un pezzo di libertà. E una buona scuola rimane il miglior antidoto che conosciamo contro chi pretende obbedienza senza domande.
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