L’obiettivo Quirinale e il ruolo di mediatore del presidente Mattarella
ITALIA. Sul delicatissimo caso Roggero fa riflettere la compattezza della coalizione di governo nella pressione sul Capo dello Stato.
Lettura 2 min.La pressante richiesta - da parte delle forze politiche di destra - affinché il presidente della Repubblica conceda la grazia al gioielliere Mario Roggero è la punta di iceberg di una campagna intollerabile. Nella vicenda si intrecciano delicati elementi di tipo formale o sostanziale. Incredibili sono le offensive parole di un condannato in Cassazione per omicidio plurimo, il quale osa chiedere al Capo dello Stato di «mettersi una mano sulla coscienza». Ancor più grave l’atteggiamento del ministro della Giustizia, il quale si è preso la briga di sollecitare un’azione di analisi pregiudiziale della vicenda. Correttamente Sergio Mattarella lo ha convocato per suggerirgli che il problema viene affrontato dagli Uffici presidenziali. Del resto, il tentativo di Nordio preoccupa, ma non stupisce. Il ministro dimostra ancora una volta la sua incompetenza e arroganza. Occorre credere che non gli sia bastata la solenne sconfitta del referendum sulla magistratura.
Il centrodestra e il caso Roggero
Non meno pericolosa, per la democrazia, la crociata che viene dagli esponenti del Governo e dai loro accoliti. Proviamo a riassumere. Salvini - noto suscitatore di ironie e sconfessioni - ha esordito in maniera plateale, invocando la grazia e spacciando per diritto alla difesa, la spietata azione da Far West compiuta da Roggero. Sparare alle spalle contro due ladri (che non erano certamente da scusare) non è legittima difesa, è assassinio. Non parliamo poi del ridicolo ma insidioso generale Roberto Vannacci, che ha in animo di candidare alle lezioni politiche del prossimo anno un condannato in via definitiva per omicidio. Meno rabbiosa, ma ben coperta nel circuito meloniano, la posizione di elementi di spicco del Governo, a cominciare dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Una trama pericolosa
I sostenitori della grazia immediata fingono di ignorare, o forse ignorano realmente, che l’atto di grazia è di pertinenza esclusiva del Capo dello Stato e che la possibilità della sua concessione è connessa ad alcuni elementi: anni di carcerazione, dichiarazione di pentimento e altro ancora. Presupposti e criteri che, nel caso Roggero, non sono presenti. Sulla delicatissima questione fa riflettere la teutonica compattezza dell’intera coalizione di governo, che nei giorni precedenti aveva vacillato. Compattezza che ha contrassegnato la modalità di azione dell’attuale esecutivo dai suoi esordi. In questa chiave non è fantasioso cogliere una trama assai pericolosa nella gazzarra sul destino dell’omicida appena entrato in carcere in ragione della condanna da parte di ben tre livelli di giudizio. Da un lato, l’intento di fare «cassa» del frettoloso giudizio di cittadini sostenitori della grazia. Qui ed ora.
L’obiettivo Quirinale
Dietro questo teatrino si potrebbe celare una manovra assai più rischiosa. L’obiettivo è il presidente della Repubblica. Non soltanto nella persona di Sergio Mattarella, ma anche riguardo al ruolo e ai poteri del presidente della Repubblica. L’attuale Governo, nonché la presidente Meloni, hanno - dall’inizio - mal digerito le competenze presidenziali, chiaramente ed esemplarmente scolpite nella Costituzione repubblicana. In particolare, la destra di governo, nonché i suoi sostenitori nel dibattito pubblico, mal digeriscono il ruolo di mediatore, accorto ma fermo, svolto dal Capo dello Stato.
Del resto, il piatto è stato già messo in tavola con il testo della legge elettorale già approvata dalla Camera e in breve tempo in discussione al Senato. Progetto di legge dichiarato incostituzionale in numerose sue parti, ma sul quale il Governo non intende recedere in alcun modo. Di fronte a tale scenario si può soltanto sostenere: giù le mani dal presidente.
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