(Foto di Ansa)
MONDO. Il viaggio in Spagna precisa il Pontificato di Leone XIV. Non si tratta solo di una lezione alla Spagna, ma di un monito ad contesto globale sconvolto. Il motto della missione spagnola «Alzad la mirada», alza gli occhi diventa l’agenda del Pontificato.
Lettura 2 min.Il viaggio in Spagna precisa il Pontificato di Leone XIV. È solo il terzo giorno di missione e il carattere distintivo della visione di Prevost di un mondo unito e riconciliato opposto all’ermeneutica delle rivendicazioni e delle opposizioni si conferma negli interventi a Madrid con l’invito ad accantonare ogni narrazione divisiva. Non si tratta solo di una lezione alla Spagna, ma di un monito ad contesto globale sconvolto. Il motto della missione spagnola «Alzad la mirada», alza gli occhi diventa l’agenda del Pontificato. Alzare gli occhi, vedere ciò che di solito sfugge all’attenzione, alzare gli occhi per guardare oltre, per trovare risposte alle domande dei popoli, delle persone, di istituzioni stanche e debilitate per la poca saggezza dentro gli Stati e nel perimetro internazionale. Leone XIV lo ha ribadito lunedì 8 giugno a Madrid in due discorsi memorabili per l’intero Pontificato a venire, ai deputati delle Cortes e ai Vescovi, un vero sussidiario della grammatica fondamentale dell’esistenza.
Alzare gli occhi, vedere ciò che di solito sfugge all’attenzione, alzare gli occhi per guardare oltre, per trovare risposte alle domande dei popoli, delle persone, di istituzioni stanche e debilitate per la poca saggezza dentro gli Stati e nel perimetro internazionale
Ma il Papa non ha indicato un progetto politico ai deputati, né un progetto ecclesiale o spirituale ai Vescovi. Le analisi di ciò che procura solo guai le aveva già fatte con la denuncia delle identità che fabbricano fantasmi e nemici e della nostalgia per un passato cristiano che riduce Chiesa e Vangelo ad un museo. Ieri è andato oltre e chi si aspettava invettive al Parlamento più laico della storia spagnola o rimproveri ad una Conferenza episcopale resistente, è rimasto deluso. C’è una frase nel discorso alle Cortes che contraddistingue il Pontificato di Prevost e segna la continuità con quello di Bergoglio: «Studiare e apprezzare la complessità e mai negarla». Vale per tutti e per tutto. Leone mai in modo così esplicito e chiaro aveva detto che dentro la complessità bisogna starci con «libertà e coraggio», due parole indicate ieri ai Vescovi come la ragione stessa dell’esistenza della Chiesa. Alla politica locale e globale e alla Chiesa locale e globale Leone chiede di pensare per sistemi e i sistemi sono complessi e non complicati, vanno capiti e curati, non rattoppati con progetti corti quasi quotidiani. Anche sulla questione degli abusi il Papa procede in questo modo e non si fa dettare l’agenda da chi ritiene che sia solo una questione di risarcimenti e non invece di ascolto, verità, giustizia, riparazione e impegno di prevenzione. I sistemi complessi nei quali viviamo e vive il Papa non sono affatto sommatorie confuse di vita, non hanno bisogno di chi stiri le pieghe. Bisogna aprire processi che non ignorino le dinamiche sottili che tengono insieme o dividono le persone, le comunità, gli Stati. Bisogna saper trovare insieme il modo che il possibile sia anche giusto.
L’appello alla difesa della vita ieri alle Cortes non va strappato dal contesto e trasformato in una bandiera confessionale, non è brand della Chiesa, ma «meta di civiltà». Trasformare il ragionamento in vessillo non è il prezzo che la Chiesa deve pagare alla sua fermezza dottrinale, ma un errore che la espelle dalla complessità della storia, esattamente ciò che il Papa non vuole quando chiede di non separare «libertà da responsabilità»: «La dignità umana precede ogni utilità e al cui servizio è soggetta l’azione legislativa». Così le migrazioni non sono solo un problema di gestione dei flussi e la pace il «silenzio temporaneo» delle armi. Il processo avviato da Leone, lo ha precisato lui stesso ieri, disarma il potere e anche la ragione nella Chiesa e nella società, dopo qualche pasticcio nel passato. Ma funziona solo con un patto globale su una nuova responsabilità collettiva e su un senso morale del limite, che nessuno può certificare per decreto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA