Sconfitta umiliante, conseguenze imprevedibili

ITALIA. Per un solo voto, quasi una beffa. Il governo e la maggioranza si autoinfliggono un’umiliante sconfitta d’aula dalle conseguenze ancora imprevedibili.

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Dopo mesi di passione, il centrodestra aveva trovato finalmente l’accordo sulle preferenze da inserire nella nuova legge elettorale: tra Fratelli d’Italia, favorevole, e Lega-ForzaItalia, contrari, si era trovato un compromesso accettato da tutti, Roberto Vannacci compreso («È la soluzione meno peggio»). Accettata ufficialmente dai gruppi ma non condiviso da più di trenta parlamentari della maggioranza che nel segreto dell’urna hanno votato «no» insieme alle opposizioni. La trappola è scattata dopo che la sinistra aveva richiesto e ottenuto, ai termini di regolamento, che la votazione si svolgesse a scrutinio segreto. Era una risposta a Giorgia Meloni che con una dichiarazione aveva «sfidato» gli avversari a votare alla luce del sole, col sistema palese «per metterci la faccia» e assumersi la responsabilità di un rifiuto a far decidere agli italiani chi mandare a Roma.

O Giorgia Meloni si è fatta prendere dal nervosismo compiendo un errore tattico blu - quando mai il presidente del Consiglio lancia una sfida all’aula di questo tipo? Perché non ripetere che «l’aula è sovrana», qualunque cosa accada? - oppure sta giocando una carta a poker

Alla sfida le opposizioni hanno risposto confermando la loro richiesta di scrutinio segreto. Chi ci ha messo la faccia presentando l’emendamento e assumendosene la paternità in prima persona (errore micidiale o qualcosa di voluto?) è stata quindi solo la presidente del Consiglio. Ed è stata sconfitta. Sconfitta dal voltafaccia dei suoi, non dalle opposizioni: 187 sì a 188 no, «la Camera non approva». Allora bisogna ragionare.

O Giorgia Meloni si è fatta prendere dal nervosismo compiendo un errore tattico blu - quando mai il presidente del Consiglio lancia una sfida all’aula di questo tipo? Perché non ripetere che «l’aula è sovrana», qualunque cosa accada? - oppure sta giocando una carta a poker. Ossia, lei potrebbe aver voluto l’incidente per salire al Quirinale e presentare al Capo dello Stato una situazione non più tollerabile a tal punto da chiedere la fine anticipata della legislatura e andare al voto dopo l’estate. In questa ipotesi iper dietrologica, le opposizioni, chiedendo dopo il voto le dimissioni del governo e le elezioni anticipate, starebbero facendo il gioco di Meloni che potrebbe voler il voto per tante (buone) ragioni. Primo, non bisogna dare il tempo a Vannacci di mangiarsi la Lega e diventare determinante, quale di fatto già è con le percentuali che gli attribuiscono i sondaggi.

In questa ipotesi iper dietrologica, le opposizioni, chiedendo dopo il voto le dimissioni del governo e le elezioni anticipate, starebbero facendo il gioco di Meloni che potrebbe voler il voto per tante (buone) ragioni

Futuro Nazionale cresce di diversi decimali ogni giorno che passa e ogni giorno che passa Vannacci alza il tono dei suoi comizi. Secondo, dal giorno della sconfitta al referendum sulla giustizia il governo sembra camminare con un piede zoppo, e Meloni non ci sta ad arrivare esausta al 2027. Terzo, più passa il tempo più si attenua la speranza di fare una legge di bilancio «elettorale» nel prossimo dicembre così da rafforzare il consenso elettorale delle varie categorie il cui scontento verso il governo si comincia a pesare. E allora tanto vale giocarsi subito la partita, magari puntando sulla sicurezza, sulle espulsioni e nuove norme restrittive anti maranza che ogni giorno ormai Matteo Piantedosi annuncia in conferenza stampa (da ultimo anche il fermo preventivo per i minorenni per ragioni di ordine pubblico).

Ci sono quindi parecchie ragioni che spiegherebbero la «sfida», che allora non sarebbe un errore tattico ma anzi una sottile strategia per cogliere la sinistra ancora non pronta ad affrontare la corsa elettorale (chi farà il candidato premier? Come si risolvono la differenze evidenti sulla politica estera, sull’Ucraina e la Russia e il riarmo?). Insomma, il sospetto è plausibile. Però c’è sempre l’altra spiegazione: un imperdonabile errore e una situazione della maggioranza davvero non più controllabile.

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