Senza solidarietà l’Ue naufraga

MONDO. È andato in scena un indecente realismo che constata e che si rassegna alle paure delle società, sovente alimentandole per fare cassa.

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I drammatici fatti di Ceuta dicono che s’è trattato di una crisi volutamente fatta percepire come tale, perché hanno prevalso le ragioni e le strumentalizzazioni di politica interna. In quello che è sembrato il naufragio della solidarietà europea, si pensava a un minimo di trasporto umano per i giovani marocchini, che non s’è visto. Si riteneva doveroso uno sguardo dolente sui ragazzi annegati (una novantina) dimenticati dal dibattito pubblico, la cui tragedia è apparsa degradata a «effetti collaterali».

Sanchez e Meloni

È andato in scena un indecente realismo che constata e che si rassegna alle paure delle società, sovente alimentandole per fare cassa. A Ceuta, e non solo, però - come ha scritto l’ambasciatore Pasquale Ferrara su «Avvenire» - si è andati oltre, svelando il volto opportunistico e cinico della politica europea che, nel rendere superflui i popoli, tratta le vittime provenienti dall’altrove come «pedine da disporre sul macabro scacchiere del mondo». Nel contesto di questa regressione si sta consumando pure la disputa diplomatica fra Italia e Spagna dopo la decisione - imbarazzante e impropria - di Giorgia Meloni di sospendere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Benché l’iniziativa sia blanda, poco più di uno slogan, interviene su un dispositivo simbolico dell’integrazione comunitaria. Da una parte il socialista Sanchez, promosso a icona europea delle sinistre, pur in calo di popolarità interna e inseguito (la sua famiglia e il suo partito) dalle inchieste giudiziarie. Dall’altra la premier italiana che ha cavalcato l’onda securitaria in Europa come sta facendo da noi con i decreti sicurezza: avere a disposizione un popolo in perenne allerta per la sicurezza è l’usato sicuro, una fabbrica straordinaria del consenso anche per i liberali alle vongole. Del resto ognuno ha i propri Vannacci di varia gradazione e niente di meglio del nesso immigrazione-sicurezza, in cima all’agenda Ue da almeno un decennio, promette di essere un ricostituente per le elezioni dell’anno prossimo in Paesi dal virus nazionalista come Italia, Spagna, Francia, Germania, Polonia.

Gli equilibri europei

Individuare Sanchez come bersaglio polemico, e aggregare 22 Paesi (di cui due socialisti) sulla linea dura, ha significato per Meloni rioccupare lo spazio psicologico del suo blocco sociale insidiato dalla «destra della destra», rafforzare il proprio profilo come punto di riferimento del sovranismo europeo dentro le istituzioni e, non ultimo, parlare e riavvicinarsi al mondo trumpiano, non estraneo al dramma dell’exclave spagnola. L’azzardo fuori misura dell’Italia è stato respinto, o comunque contenuto, dal vertice dei ministri dell’Interno Ue, ma risulta organico a un generale spostamento a destra del quadro europeo. Una linea oltranzista ormai inscritta in una tendenza maggioritaria condivisa da esecutivi di maggioranze eterogenee. Ciò che fino a qualche tempo fa era divisivo e contrastato, ora appartiene al politicamente corretto: è diventato accettabile e non desta scandalo. Il problema non è solo il persistere minaccioso delle estreme destre, ma l’involuzione, se non una crisi di nervi, del Partito popolare europeo (centrodestra a trazione tedesca, la principale formazione all’Europarlamento). Non più il pivot che fungeva da baricentro, ma il partito che a Ceuta, e ancor prima, ha flirtato in modo selettivo con i sovranisti. La stessa Commissione europea, organo sovranazionale e garante dei Trattati, in questa circostanza è stata parte di un preciso indirizzo politico. La sua presidente, Ursula von der Leyen, nel suo secondo mandato è riuscita a dir mai un «no» alla premier italiana. La politica migratoria centrata su ordine e controllo, almeno nelle sue espressioni più controverse e illiberali (gli hub in Paesi terzi sul modello fallimentare di quello italiano in Albania), risponde a un doppio criterio: alzare i costi emotivi dei flussi dei richiedenti asilo in modo da renderli assai sgraditi ai cittadini e «monetizzare» il loro destino al pari di una transazione (non per niente si usa la parola «franchising» che indica una collaborazione commerciale). La Turchia di Erdogan, nel 2015, è stata compensata dalla Ue per trattenere i profughi siriani, rappresentando la prima cattiva prassi di manovrare un’umanità allo sbando come leva geopolitica, fattore di destabilizzazione e di ricatto.

Ma c’è di più. È stata ventilata l’idea di aggirare la Corte europea dei diritti dell’uomo sollecitando un’interpretazione meno rigida del divieto di trattamenti inumani e degradanti e più peso all’ordine pubblico rispetto alla tutela della vita familiare. Anche qui un azzardo, comunque illusorio: non è superabile il divieto di espellere una persona verso un Paese in cui rischi torture o trattamenti inumani, perché si tratta di norme imperative del diritto internazionale. C’è pur sempre un giudice a Berlino. Nel giorno dell’anniversario della tragedia di Marcinelle, non dimentichiamoci chi siamo e da dove veniamo. E anche quando, sul piano dell’utilità, chiediamo lavoratori immigrati, ricordiamoci che con le braccia arrivano persone umane.

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