Stati Uniti, è vendetta non giustizia
MONDO. Mercoledì sera lo Stato americano del Tennessee ha legato a una barella la detenuta 48enne Christa Pike e ha cercato di ucciderla con il metodo che l’Occidente tecnologico ha escogitato per rendere presentabile la pena capitale: l’iniezione letale.
Lettura 2 min.Niente cappio, niente scarica elettrica, niente sangue. Una flebo, qualche farmaco, tende tirate davanti ai giornalisti e l’apparenza rassicurante di una procedura medica. Solo che Christa Pike non è morta. Nonostante due dosi di pentobarbital, un potente sonnifero, è rimasta viva, respirava, russava, si muoveva. A un certo punto ha detto che il braccio le bruciava e sembrava sul punto di scoppiare.
Alla fine un’ambulanza l’ha portata in ospedale. Il governatore del Tennessee Bill Lee ha definito quanto accaduto «deeply disturbing» e ha sospeso le altre esecuzioni previste, ordinando un’indagine indipendente. La vicenda mette a nudo soprattutto una delle grandi finzioni che accompagnano la pena capitale contemporanea: l’idea dell’iniezione letale come morte dolce, quasi clinica . Come se bastasse sostituire il boia con un infermiere per cambiare la sostanza delle cose.
L’omicidio di Pike
Si può pensare quello che si vuole del delitto di Christa Pike, ed è impossibile addolcirlo. Nel ’95, a 18 anni, partecipò all’assassinio brutale della 19enne Colleen Slemmer. La vittima e la sua famiglia - condannata a un ergastolo della memoria e della mente - non devono sparire dietro la biografia dell’assassina. Ma nemmeno la biografia dell’assassina può sparire. Pike arrivò a quei 18 anni attraversando un’infanzia di abusi sessuali, abbandono e instabilità. La documentazione presentata nella richiesta di clemenza racconta violenze iniziate quando era bambina e ripetute negli anni; lo Stato del Tennessee non ha contestato il nucleo di quella ricostruzione. Semplicemente si è voltato dall’altra parte. L’America continua intanto a utilizzare l’assassinio di Stato.
La pena capitale negli Usa
Nel 2024 furono eseguite 25 condanne. Nel 2025 sono diventate 47, il numero più alto dopo oltre un decennio trascorso sotto quota trenta. L’aumento è dipeso soprattutto dai singoli Stati - 19 solo in Florida - e quindi non può essere attribuito automaticamente alla Casa Bianca. Ma il clima politico è cambiato: Donald Trump ha firmato un ordine che definisce la pena capitale uno strumento essenziale e incarica il governo federale di promuoverne l’applicazione. Israele ha recentemente istituito l’impiccagione con caratteristiche «etniche», ovvero solo per i palestinesi e il ministro della Sicurezza Ben Gvir ha festeggiato con una torta guarnita da un cappio.
Nel 2025 negli Usa eseguite 47 condanne. La giustizia dovrebbe distinguersi dalla vendetta proprio perché non imita il male che persegue
Beccaria e la pena di morte in Europa
In Europa invece la pena di morte è ormai scomparsa quasi ovunque: sopravvive solo nella Bielorussia di Lukashenko. Nell’Ue non esiste più da tempo: siamo noi europei i primi sulla strada della civiltà. Il primo a proporre di abolirla è stato un italiano: Cesare Beccaria, nel 1764. Per i cristiani - che venerano un Dio condannato a morte che si è sacrificato per redimere l’umanità - è totalmente inconcepibile.
Non solo: Papa Francesco ha ricordato che persino l’ergastolo è una forma perversa di pena, perché non dà nessuna possibilità di redenzione al condannato. In America - l’America della Sylicon Valley, delle lotte per i diritti civili, dell’IA, della Costituzione, di Tocqueville - in questo sono ancora all’età della pietra. Viene in mente Dead man walking, il film con Sean Penn e Susan Sarandon. Nella scena finale Matthew Poncelet viene immobilizzato sul lettino dell’esecuzione mentre suor Helen lo accompagna con lo sguardo fino alla morte. Il cinema mostrava ciò che il cerimoniale cerca di nascondere: sotto i tubi, i protocolli e i camici non c’è una procedura sanitaria. C’è un essere umano immobilizzato come un Cristo in Croce mentre altri esseri umani eseguono la decisione dello Stato di togliergli la vita. Christa Pike ha commesso qualcosa di terribile. Ma la giustizia dovrebbe distinguersi dalla vendetta perché non imita il male che condanna .
© RIPRODUZIONE RISERVATA