Sull’energia le idee poco chiare dell’Italia

ITALIA. Per fortuna Raffaele Fitto, con vecchia saggezza post democristiana, cerca di metterci una pezza, deviando quanto meno l’attenzione (già sollevando però resistenze sull’uso di fondi regionali), ma la pretesa di Giorgia Meloni di avere flessibilità europea sui costi energetici, era davvero partita male.

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Basta leggere il testo della lettera a Bruxelles: se non ci concedete qualcosa sulle bollette, «sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Nell’attesa delle mediazioni, Meloni dà corpo alla minaccia sulla difesa, tenta di rinviare le decisioni e si rimangia l’impegno sul Safe. Prima del successo di Venezia, la premier era evidentemente traumatizzata. Soprattutto per la scommessa ormai perduta su Donald Trump e Bibi Netanyahu, cioè l’illusione dei rapporti preferenziali con i meno amati del mondo. Ora sembra ringalluzzita e usa toni minacciosi salviniani (Vannacci incombe per tutti).

Ma la lettera era rivelatrice per quel riferimento all’opinione pubblica. Quando mai un Governo specie se sovranista chiede aiuto all’esterno per convincere i propri governati? Lo statista cerca se mai di convincere che anche le cose più sgradevoli possono essere utili. Non tende la mano a mamma Europa, che un giorno sì e uno no viene disprezzata da una parte della tua maggioranza. Si va piuttosto in Tv e si spiega con franchezza che c’è una proliferazione di guerre sovraniste e si deve pagare il conto anche se la ragione ultima (magari non la penultima) non dipende da te.

Provvedimenti anestetici diseducativi

Per tranquillizzare gli elettori già si è speso ben più di un miliardo per ridurre le accise aumentate non più tardi di dicembre, ma non può diventare una regola. È solo anestetico diseducativo, con pari aiutini per le Ferrari e per le utilitarie. La stessa flessibilità europea richiesta non è gratuita, specie per un Paese che quest’anno diventa ultimo dopo la Grecia per debito. L’eccezione alle sacrosante regole comuni si può fare per cose davvero imponderabili come il Covid o per avviare finalmente una politica di difesa, costosissima ora che il protettore Usa si ritira e non possiamo beatamente infischiarcene, come suggerisce il vecchio tandem di sempre Salvini-Conte.

Ma davvero l’Ue è cattiva, oppure siamo noi inefficienti dopo che 209 miliardi di Pnrr hanno portato un misero +0,5% di crescita? Che razza di politica è quella di chiedere all’Europa di farci benvolere dall’opinione pubblica con qualche nuova eccezione? Le bollette sono più importanti della scuola e della sanità, per la quale abbiamo rifiutato il Mes? Il caro energia dipende anche e di più da scelte generali fatte per ottenere lo stesso facile consenso di questi bonus che evaporano in pochi giorni. Il golfo di Hormuz c’è anche per gli altri ma la Francia ha il nucleare, la Spagna rigassifica senza le sceneggiate che abbiamo visto su Piombino o a Brindisi e meno male che non abbiamo ceduto ad Emiliano e 5 Stelle per il Tap. Sul nucleare, visto che il governo Meloni ha avuto il coraggio di metterlo in programma, cosa si aspetta ancora? Ha ripetuto promesse a Confindustria, ma è ora di fare. Si dice ci vogliono 10 anni anche per le centrali piccole, ma se si fosse deciso subito, avremmo già 4 anni di lavoro alle spalle.

Insomma, la lettera a von der Leyen è anche un segno di idee poco chiare. In un colpo solo si chiede, si minaccia, si svaluta il tema militare, il più centrale nel mondo. Davvero scatta lo scambio accise-guerra? Ci crediamo o no alla priorità della sicurezza nazionale? Escludiamo davvero pericoli visto ciò che sta accadendo con una guerra in Ucraina lunga già quasi come la Guerra mondiale e con gente che ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo? Il sovranismo ci ha regalato instabilità non solo nelle bollette e non è tranquillizzante il fai da te di chi come la Germania ha stanziato 800 miliardi. Servirebbe almeno un’occhiata al Rapporto Draghi e alle preoccupazioni serie dei ministeri della Difesa, cominciando dal nostro.

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