Morte del piccolo Mattia, confermata l’assoluzione di Monia Bortolotti

IL PROCESSO. La Corte d’Appello di Brescia conferma la sentenza di primo grado per la morte del figlio Mattia: resta la misura in struttura sanitaria per almeno 10 anni.

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Pedrengo.

La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado per Monia Bortolotti. Fu assolta in precedenza anche dal Tribunale di Bergamo perché ritenuta «non punibile per la totale incapacità di intendere e volere al momento dei fatti», in relazione alla morte del secondogenito Mattia, avvenuta a Pedrengo quando il piccolo aveva 2 mesi.

La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Patrizia Ingrascì (a latere, Andrea Guadagnino) dispose per la donna la permanenza in una residenza sanitaria per almeno 10 anni. Per il Tribunale di primo grado, come riportato nelle motivazioni della sentenza, a novembre dello scorso anno, non ci sono dubbi che Mattia, il 25 ottobre 2022, morì a causa di una stretta «improvvisa e intensa, compatibile con un abbraccio disperato di qualche minuto» della mamma. La donna, non punibile per questo fatto perché incapace, fu inoltre assolta dall’accusa di aver provocato anche la morte della primogenita Alice, il 15 novembre 2021, quando aveva solo quattro mesi, in quanto gli accertamenti sul corpicino eseguiti l’anno successivo non hanno escluso la causa naturale.

Le motivazioni della sentenza di primo grado

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, i giudici evidenziarono che Bortolotti, al di là del rapporto «asimmetrico» della genitorialità, fosse in grado di interagire con la realtà. E fosse anche «capace di camuffare, in forma per così dire nevrotica, lo stato depressivo con tratti psicotici congruenti a un umore connesso a un disturbo psichico grave quale quello, diagnosticato dai periti nominati dal gip, dell’attaccamento insicuro evitante, a sua volta da ricondursi a un’adozione (la sua quando era piccola, ndr) psichicamente fallita». L’innesco di «un grave quadro psicopatologico, che si è poi rivelato in significativa correlazione» con la morte di Mattia, viene ricondotto alla maternità e alla necessaria cura per la prole. Nelle motivazioni, si evidenzia quindi quanto rilevato dagli psichiatri, con la storia della donna caratterizzata dal trauma dell’adozione.

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