Il gusto ritrovato per la vita nel ritorno di Bianca al paese

LA RECENSIONE. La storia di una generazione mancata, quella della guerra subita e della resistenza agita, e poi della generazione dei nostri anni, di un XXI secolo complicatissimo e precario, fragile e a rischio di povertà.

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Resistere o fuggire? Insistere o mollare tutto? Sembra giocarsi attorno a queste domande l’ultimo ricco e potente romanzo di Silvia Dai Pra’, «Brillare» (Mondadori) che recupera in un immaginario paese delle Alpi Apuane, Greto, una storia partigiana che vede il padre della protagonista prima eroe e poi scomparso nel nulla, così come sembrerebbe aver fatto la coscienza civile di un’intera nazione.

«Brillare» offre la densità della storia italiana insieme a una narrazione efficace e coinvolgente. La storia di una generazione mancata, quella della guerra subita e della resistenza agita, e poi della generazione dei nostri anni, di un XXI secolo complicatissimo e precario, fragile e a rischio di povertà.

Bianca torna così dopo la morte della madre a Greto, torna per vedere sua sorella divenuta un «fantasma» che da casa non vuole più uscire. Bianca ripercorre così la propria infanzia, il rapporto con i genitori e il senso delle proprie scelte. Il dottorato a Firenze, il desiderio di una vita accademica piena e ricca di soddisfazioni che si trasforma però in una mediazione sempre al ribasso, in un compromesso continuo faticoso e gramo. E poi l’amore, quello che sembrava possibile con un fidanzato lasciato in attesa a Firenze senza troppe storie e quello riscoperto, per un vecchio amico che ha percorso la stessa la sua storia vivendo i suoi medesimi fallimenti e le sue uguali paure e fatiche.

Dove sta dunque la via di fuga? O meglio, come è possibile trovare una forma di salvezza interiore che non sia una scelta tra la felicità e la carriera, tra l’amore e due spicci per poter vivere finalmente come adulti e non più come adolescenti? La cura è la risposta che offre l’intenso romanzo di Silvia Dai Pra’. Una cura che si fa attesa, attenzione e rivelazione del proprio sé.

Una riscoperta che passa necessariamente da un lavoro sulla memoria e da una ricollocazione nella storia di Bianca: le sue vicende private e intime e poi quelle storiche, che rappresentano tutto il Paese con le sue gioie e le sue disgrazie. «Brillare» è un romanzo che chiede di pensare all’altro come possibilità per sé e non come fatica o obbligo, l’altro come possibilità di ritrovare un ruolo in un tempo confuso quanto stupidamente cinico. E sarà così che Bianca riscoprirà il gusto per la vita e anche per i suoi difetti e banalità. Bianca ritrova infine nelle storie degli altri una possibilità per se stessa, migliore di una fatica e di una lotta che ha capito non esserle mai appartenuta.

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