A Caravaggio si parla di emergenza educativa: un libro
L’INCONTRO. Sabato sera 19 settembre al teatro San Carlo gli autori del volume «Tre buchi nel cuore» sulle ferite invisibili dei giovani di oggi .
Lettura 1 min.La Fondazione don Pidrì e don Pierino, in collaborazione con la libreria «Come un fior di loto» e l’oratorio San Luigi Gonzaga e con il patrocinio del Comune di Caravaggio, ha organizzato un incontro con gli autori del libro «Tre buchi nel cuore» (252 pagine, Edizioni Underground?).
L’appuntamento è in programma questa sera, alle 21, al teatro San Carlo dell’oratorio di Caravaggio (ingresso dall’oratorio in via Bernardo da Caravaggio, 24): una riflessione viscerale sull’emergenza educativa contemporanea.
Con Alberto Panciroli, Simona D’Alò e Lorena Spohr si parlerà di adolescenza e disagio giovanile, ma soprattutto di come raccontare storie possa ricucire strappi. «Tre buchi nel cuore» è un’opera intensa e necessaria che affronta senza filtri uno dei temi più urgenti della società odierna: la profonda emergenza educativa e l’isolamento emotivo che caratterizzano le nuove generazioni.
Il libro non si limita a diagnosticare il problema, ma sollecita adulti, educatori e comunità a ricostruire un patto di empatia e responsabilità. Il testo – composto da trentatré racconti – esplora le ferite invisibili di giovani e adolescenti, evidenziando il vuoto lasciato da istituzioni, famiglie e modelli sociali spesso incapaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in alienazione
In un’epoca segnata dall’iperconnessione digitale e da una crescente frammentazione dei punti di riferimento tradizionali, «Tre buchi nel cuore» si inserisce nel dibattito pubblico come un grido d’allarme e, al contempo, come una bussola.
Il libro non si limita a diagnosticare il problema, ma sollecita adulti, educatori e comunità a ricostruire un patto di empatia e responsabilità. Il testo – composto da trentatré racconti – esplora le ferite invisibili di giovani e adolescenti, evidenziando il vuoto lasciato da istituzioni, famiglie e modelli sociali spesso incapaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in alienazione. Non è nella lamentela, nell’odio e nella recriminazione, che si risolvono i nodi, ma attraverso la comprensione dei bisogni gli uni degli altri, il dialogo con la forza e il coraggio di chi può e sa contenere.
Educare è difficile perché presuppone in modo imprescindibile l’essere in relazione con l’altro. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Consigliata la prenotazione telefonando al numero 340/7280347.
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