Il ladro del tempo. Ogni giorno un’ora in più solo per sé
IL ROMANZO. Luca Tiraboschi, dirigente con una lunga carriera in Mediaset, ha presentato a ChorusLife il suo ultimo libro, «La XXV ora»: una riflessione sulla gestione del tempo.
Lettura 2 min.Bergamo
«Custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva... fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi... Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro». Impossibile non pensare a questo immortale passo delle senecane «Lettere a Lucilio» assistendo alla presentazione de «Il ladro di tempo. La XXV ora», ultimo libro di Luca Tiraboschi, sabato pomeriggio 24 ottobre alla Mondadori di ChorusLife.
La prima presentazione, in forma di dialogo fra l’autore e l’avvocato Isacco Sacco, tenutasi nella libreria, aperta da poco più di due mesi. Lo scrittore, fumettista, dirigente bergamasco ha alle spalle una carriera lunga ed intensa a Mediaset: vicedirettore di Canale 5, poi, tra il molto altro, a lungo direttore di Italia 1, presidente di Boing, direttore editoriale infotainment per i programmi Videonews.
Con Berlusconi, ha condiviso un impegno di lavoro totalizzante, fagocitante («per anni non ho mai fatto un giorno di vacanza»), che ha assorbito montagne di tempo. Il libro è, in primo luogo, un romanzo «di fantascienza: cosa succederebbe se avessimo a nostra disposizione un’ora in più al giorno?». La XXV ora che dà il titolo alla vicenda.
Il giallo
Il protagonista, nominato solo «Numero 1», è «monarca assoluto di un piccolo stato fiorente ed autonomo, tipo, vagamente, Montecarlo, a cui dedica integralmente la sua esistenza, non avendo mai tempo per se stesso». Come in tutti i gialli, però, durante la XXV ora «accade un evento traumatico che mette in crisi tutto il sistema».
Il romanzo, infatti, è anche un giallo, con «tanto di morto» ed aura di mistero, e non si nega un «amore disperato» e «tanta politica». Oltre, ovviamente, a quella sorta di «disperazione» che prende «chi non ha mai tempo», nonostante le macchine che svolgono per noi infinite funzioni. Il marchingegno ideato dal Numero 1 per guadagnare/rubare tempo è fanta-, o «parascientifico»: consiste in un «programma segreto per sfruttare la Relatività ristretta su scala locale, ovvero solo sulla sua isola». È fondato su «una flotta di droni sub-orbitai superveloci», dotati di «orologi atomici schermati», detti i «Collezionisti». Questi compiono ininterrottamente «rotazioni attorno all’isola, in direzione ovest, viaggiando a velocità estreme per massimizzare il loro anticipo temporale rispetto agli orologi sulla superficie, che ruotano verso est. Ogni millisecondo guadagnato per la maggiore velocità e il verso di rotazione opposto viene raccolto in un caricatore». Questo sistema «funziona per decenni, rendendo il Numero 1 un Ladro del Tempo». Un’apposita Appendice spiega, in dettaglio, gli aspetti scientifici, o «parascientifici», di questo «Piano Chronos», che si rifà alle teorie di Einstein e di due fisici tedeschi che ne hanno ripreso il lavoro. Nella trama, poi, tributi «voluti» a Ray Bradbury, e, pur «non così palesi», al grande Orwell di «1984». Nella serenità, tuttavia, nel benessere controllato, un po’ artificiale, dell’isola, supervisionato da un potere «paternalistico», sentiamo anche qualcosa di «The Truman Show». In effetti il Numero 1 fa di tutto per «evitare dispiaceri» ai suoi sudditi, tacendo loro, però, la vera funzione dei droni, che, nella vulgata ufficiale, servirebbero a proteggerli e a custodire la loro tranquillità.
Trent’anni di super lavoro
Molto, nella genesi del libro, «viene dal mio lungo periodo in Mediaset», rivela Tiraboschi. «Trent’anni dedicati totalmente agli altri, in cui non ho costruito nulla di “strutturale” per me. Molto deriva anche dai colloqui con Berlusconi, che, specie nel suo secondo mandato, si lamentava spesso di non avere tempo per fare tutto quanto avrebbe voluto come presidente del Consiglio. Rifletteva sul fatto che, evitando le chiusure totali di agosto e dicembre, il Pil nazionale avrebbe potuto crescere, se le aziende avessero lavorato dodici mesi in attivo».
«Non ho voluto dare alcuna indicazione geografica, per favorire la massima identificazione da parte del lettore, che ci mette i riferimenti che vuole»
La politica, dunque. In questo paese piccolo la gente, più che mormorare, a un certo punto si mette a «mugugnare». I «mugugnanti» sono metafora della sinistra, di un certo tipo di intellettuali, che si ritrovano solo a mugugnare. Dal lato opposto, i «conservatori», che ovviamente alludono al (centro)destra. «Quando il Numero 1 vacilla, sotto di lui si muove questo magma. Si arriva anche alle elezioni». Né manca ironica, risentita allusione alla totale, immobilizzante irragionevolezza della burocrazia: «le cose dipendono dalle persone. La burocrazia si scioglie o si incaglia a seconda di chi incontri».
Volutamente Tiraboschi ha consegnato a totale anonimìa personaggi (sempre solo «il Numero 1», «il Professore», «il bambino», «la farmacista»...) e luoghi: «non ho voluto dare alcuna indicazione geografica, per favorire la massima identificazione da parte del lettore, che ci mette i riferimenti che vuole».
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