Il valore della classicità che affascina il presente
I LIBRI. Al di là di tutte le critiche, anche aspre, di certo il film di Christopher Nolan ha riportato alle cronache uno dei capisaldi della classicità come l’Odissea.
Lettura 1 min.All’interno di questo movimento di interesse teso divulgare i classici fuori dall’accademia e oltre il pubblico degli specialisti, s’inserisce il colto e raffinato testo di Mary Beard - professoressa emerita di studi classici a Cambridge - da sempre dedita a una produzione saggistica dal taglio ampiamente divulgativo.
«Classici senza filtri» (Mondadori, traduzione di Giuliana Lupi), affianca a una visione del testo classico come elemento sostanziale per comprendere il contemporaneo, una vera e propria guida a un tempo lontano soltanto cronologicamente, ma ancora capace di offrire uno sguardo su noi stessi. In poco più di 200 pagine, Mary Beard offre la sua definizione di classico e guida il lettore all’interno di un percorso che con rapide pennellate offre il quadro generale e propone alcuni strumenti più specifici d’indagine. Perché Roma e la Grecia antica rappresentano dei punti di riferimento ideali a distanza di millenni? Perché quell’idea di società, quell’estetica ancora influenza così potentemente la nostra cultura contemporanea, dallo sport alla politica, dalla letteratura fino alle arti? Beard scava nelle peculiarità di un mondo che - soprattutto in alcune città italiane - vive fianco a fianco a rovine che ancora riportano di gesta eroiche e di conquiste audaci. Cosa chiediamo ai classici e, più in generale, al mondo antico? Quali risposte può darci quell’umanità sepolta da secoli alle inquietudine e alle incertezze dell’oggi? Beard separa brillantemente tutta la parte più folkloristica e spesso sbagliata che si ha di quel tempo estraendone però un nucleo vitale, un’idea di futuro che ancora oggi seduce e attira, in una dimensione utopica e anche pratica.
Il mondo classico arriva infatti ai contemporanei con tutta la grandezza di una sfida aperta (e vinta) sull’ignoto. E proprio a questo si appella Mary Beard per offrire una visione di classico inedita, utile e soprattutto lontana dalle più becere retoriche politiche che fiorirono attorno ai regimi dittatoriali europei del Novecento.
Mary Beard fa affiorare un’idea di mondo classico complessa, frastagliata e multipla eppure feroce, inclusiva eppure spesso attraversata da terribili conflitti. Una prospettiva dunque possibile sul nostro futuro che parte da uno sguardo su quella che fu la culla della nostra civiltà.
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