L’arte come un varco di luce nell’epoca del materialismo
TENDENZE. L’arte come «ferita sacra» del mondo, un varco da cui entra luce nel materialismo di oggi.
Lettura meno di un minuto.Un’idea suggestiva, profonda, che Vasco Brondi sviluppa in «Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte» (Einaudi). Cantautore e scrittore, Brondi lambisce l’autobiografia senza cadere nell’autocompiacimento. Compie un viaggio tra mistici e artisti, tra i sufi e Nick Cave, tra i padri del deserto e i CCCP, tra Marina Abramović e David Lynch, tra Simone Weil, la fede, l’infinito. La scrittura ha il ritmo della meditazione: breve, secca, capace di aprire finestre sul silenzio.
Brondi racconta la creatività come un movimento verticale: discesa verso i fondali oceanici dell’essere e risalita verso le vette del mistero. «La creatività - scrive - è da sempre una cosa spirituale, un cortocircuito nell’epoca del materialismo». In un tempo in cui l’intelligenza artificiale replica ogni gesto tecnico, la sua scommessa è che solo l’aspirazione umana all’invisibile possa ancora generare arte vera.
Più filosofico e visionario, «Cosa fa l’arte» di Brian Eno (Mondadori), grande musicista e compositore, è un breve, denso manifesto. Ogni trucco, abito, canzone: tutto può diventare arte, ricorda Eno, come luogo dove sperimentiamo emozioni vere e dove la comunità può ritrovarsi. Lo stesso concetto attraversa «Non ci capisco un Picasso» (Feltrinelli) di Raffaella Arpiani, che porta nel cuore delle avanguardie. Munch, Mondrian, Magritte, Matisse diventano ispirazioni per entrare in temi densi come perdita, ribellione, malattia, gioia. Lo stile è coinvolgente, capace di far sentire i colori sulla pelle. L’arte più audace, che i contemporanei bollarono come follia, diventa bussola per l’incertezza del presente.
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