Le ferite del Covid nel diario di un prete

IL LIBRO. In «Ultimo rintocco» don Andrea Pedretti ha scritto una cronistoria di quei terribili mesi intrisa di emozioni e ricordi indelebili. Lunedì sera 27 luglio la presentazione con gli assessori regionali Bertolaso e Terzi.

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Costa Valle Imagna

Ci sono ferite profonde che il tempo non può cancellare, ma che la memoria collettiva ha il potere di trasformare in radici stabili per il futuro. È questo il senso più autentico di «L’ultimo rintocco. Diario di un prete nella tempesta del 2020 e l’alba della speranza», il volume firmato da don Andrea Pedretti ed edito da Bolis Edizioni che verrà presentato lunedì sera 27 luglio, con inizio alle 20.45, al Teatro parrocchiale di Costa Valle Imagna. Un appuntamento che vedrà la partecipazione dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso, affiancato da Giulio Gallera (già assessore nel drammatico anno dell’esordio pandemico), da Claudia Terzi (assessore alle Infrastrutture) e dal consigliere regionale Pietro Macconi, il tutto impreziosito dagli interventi musicali del jazzista Roger Rota.

Don Andrea racconta quei giorni dal cuore della comunità: le telefonate improvvise, le campane a morto, le bombole d’ossigeno portate di casa in casa, i funerali senza abbracci, ma anche la solidarietà dei giovani, la dedizione del medico e del farmacista, la fede che prova a farsi presenza concreta

Nel marzo del 2020, la pandemia irrompe con una forza inattesa, trasformando il silenzio del paese in un tempo di paura, lutti e domande senza risposta. Don Andrea racconta quei giorni dal cuore della comunità: le telefonate improvvise, le campane a morto, le bombole d’ossigeno portate di casa in casa, i funerali senza abbracci, ma anche la solidarietà dei giovani, la dedizione del medico e del farmacista, la fede che prova a farsi presenza concreta.

«Nel luglio del 2020 – racconta l’autore, da dieci anni parroco di Costa – abbiamo celebrato una Messa di ricordo all’aperto. Lì ho provato a tracciare la cronistoria di quello che era successo in quei terribili due mesi e mezzo. In seguito, ho ripreso in mano il testo di quella predica e l’ho farcito di contenuti, di emozioni profonde, di volti e di ricordi indelebili. Nasce così questo volume, come ampliamento naturale di quell’omelia, con il desiderio di lasciare una memoria duratura a Costa, affinché nessuno dimentichi mai la fatica e la sofferenza vissute, ma anche la straordinaria resilienza che abbiamo saputo esprimere insieme attraverso la nostra resistenza».

Nelle pagine del libro, la voce di don Pedretti si fa limpida e commossa nel ringraziare chi non si è tirato indietro nel momento del massimo pericolo. La vibrante dedica iniziale è interamente rivolta ai ragazzi del paese, definiti come il vero battito vitale della comunità in quei giorni sospesi: «Ai nostri giovani. A voi, che nel tempo del silenzio e della paura non avete abbassato lo sguardo. A voi, che avete trasformato l’incertezza in passi, portando il pane, i farmaci e la speranza sulla soglia di chi non poteva più uscire. In quei giorni di marzo, mentre il mondo sembrava chiudersi in se stesso, voi avete aperto i cuori. Senza clamore, con la forza umile dei giusti, ci avete ricordato che nessuno è un’isola e che la carità non ha bisogno di grandi discorsi, ma di braccia pronte e di anime sveglie. Siete stati il battito vitale di Costa, la prova che la nostra Valle ha radici profonde e rami che sanno tendersi verso il cielo».

Ma l’opera assume anche un valore storico e antropologico fondamentale per preservare l’identità locale. Tra le pagine trova spazio un accurato elenco dei soprannomi storici legati all’intero ceppo familiare di Costa Valle Imagna, ordinati per cognome, oltre ad esempi di ramificazioni familiari interne ad alcuni ceppi storici e ad un elenco dei soprannomi personali tuttora vivi e radicati nella memoria quotidiana del paese.

Un’operazione di recupero della memoria orale che restituisce dignità a chi è andato avanti, sottraendolo all’oblio del tempo: «Oggi, guardo a queste pagine e vedo i volti del Baccaini, di Angelina, del Poro, della Nica, del dottor Lino e di tutti gli altri. Sono incisi nelle pietre del nostro cimitero, ma soprattutto sono vivi nella nostra memoria riconoscente. Sia questo piccolo libro un lumino acceso sul davanzale della nostra memoria. Perché nessuna ombra sia mai così lunga da oscurare la luce di chi abbiamo amato e il coraggio di chi ha scelto, nel tempo del silenzio, di continuare a camminare. La speranza non è l’ottimismo di chi pensa che tutto andrà bene, ma la certezza che tutto ha un senso se vissuto nell’amore».

A dare ulteriore spessore al volume interviene la postfazione firmata dal dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Marinoni analizza l’impatto della pandemia, evidenziando come esistano modi diversi per custodire la memoria: uno freddo, scientifico e numerico, e uno umano, legato al vissuto intimo delle persone. In questo contesto, la figura del medico di famiglia di Costa, Pasqualino Brumana, assurge a simbolo universale della cura autentica, fatta di prossimità e ascolto.

«Dalla pandemia siamo usciti, ma siamo usciti anche da questo senso di comunità: gli anni successivi hanno lasciato spazio a un individualismo sempre più rinchiuso in relazioni virtuali. Riscoprire la vicenda di Costa significa oggi interrogarsi sul futuro e immaginare un possibile cambio di direzione, fondato sui valori più profondi della nostra storia»

La riflessione del dottor Marinoni si sposta poi sul presente, lanciando un monito sociologico che scuote le coscienze: «Dalla pandemia siamo usciti, ma siamo usciti anche da questo senso di comunità: gli anni successivi hanno lasciato spazio a un individualismo sempre più rinchiuso in relazioni virtuali. Riscoprire la vicenda di Costa significa oggi interrogarsi sul futuro e immaginare un possibile cambio di direzione, fondato sui valori più profondi della nostra storia».

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