Oltre la cronaca nera le storie dei giovani ai margini
Che cosa si nasconde dentro le storie di cronaca nera che mettono in prima pagina i minori come anti-eroi, quasi una «generazione perduta»? Entrare nelle loro vite è un invito ad ascoltare, sospendere il giudizio, cercare anche nelle pieghe più oscure una possibilità di riscatto. È questo l’obiettivo di Maria Grazia Calandrone, poetessa e scrittrice, in «Ragazzi dentro. Storie vere dal carcere minorile» (DeAgostini) libro luminoso nella sua asprezza. L’autrice costruisce un coro di voci, mettendo al centro ragazzi segnati da errori e contesti difficili, come Vanila, arrestata per un furto, Khaled, in fuga dal Beccaria, Carmine, cresciuto nella logica della violenza.
Il carcere diventa luogo di sospensione, attesa e domande, più che di risposte. Calandrone unisce rigore narrativo e tensione etica. Non giudica e neppure assolve, ma ascolta, restituendo dignità a chi è spesso ridotto a episodio di cronaca. Sulla stessa linea, ma con un accento sulla condizione femminile «Non solo maranzine» (Il Margine) di Gabriella Simoni. Contiene 11 storie di giovani donne, italiane e straniere, segnate da abusi, marginalità e solitudine. La scrittura è diretta, a tratti ruvida, autentica. Ne affiora una geografia emotiva della fragilità, un affresco corale del disagio.
Si concentra sulle seconde possibilità «Come radici» (Mondadori), scritto a da Nicola Gratteri, magistrato e Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali. Il giovane Cesare, figlio di un boss, incontra un magistrato in pensione e, lavorando la terra, scopre un’alternativa concreta alla cultura criminale in cui è cresciuto. Narrazione e tensione civile si uniscono per mostrare una prospettiva diversa su una realtà difficile.
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