Un ritorno alla natura per comprendere se stessi
IL LIBRO. Nulla più di questi lunghi, infiniti ed estenuanti mesi ad alte temperature ha dato dimostrazione della difficoltà sempre più evidente, del disagio dentro cui l’umanità si trova nel vivere il proprio rapporto con la natura.
Lettura 1 min.Un rapporto che è stato storicamente di prevaricazione (sicuramente funzionale alla nostra vita) e che ora sta però attraversando una mutazione che mette a rischio non solo la vivibilità, ma un sistema geofisico su cui si poggiano le nostre basi sociali, economiche e più in generale la nostra civiltà, per come l’abbiamo costruita nei millenni. Leggere dunque Pia Pera (Il giardino che vorrei, Ponte alle Grazie, pagine 176, euro 16,80) che dell’arte del giardino, dell’orto e della natura fece una letteratura particolarissima e meravigliosa può essere, nonostante l’apparente marginalità dei suoi testi, realmente fondamentale ad una salute mentale come psicofisica. In particolare «Il giardino che vorrei» appare oggi come un testo magico, che s’impone prima di ogni altra cosa come un atto di pace, come un gesto dentro al quale desiderio e passione riescono a coniugarsi placidamente con convivenza e relazione.
Pubblicato originariamente più di dieci anni fa, «Il giardino che vorrei» ritorna in una nuova edizione per l’editore Ponte alle Grazie che pubblica l’intera opera di Pia Pera. Composto da nove scene a cui si accompagna un dietro le quinte, «Il giardino che vorrei» è il luminoso racconto di un movimento e di una cura che viene messa in circolo con pazienza e passione, ma senza mai ridurre o banalizzare difficoltà e anche momenti di sconforto. È il racconto sia di una sorta di pace naturale, così come di una lotta dolce. Pia Pera non è interessata a sedurre il lettore, ma a mostrare la bellezza della pratica, l’odore dei fiori e della terra non come estasi, ma come esito di un discorso, di un dialogo complesso e bellissimo, ma che alle volte vive della durezza dei caratteri che vi partecipano, compreso quello aspro e mai accomodante dell’autrice. Un libro dunque che ha la forma di un romanzo, ma anche di un manuale pratico e che mostra il meglio in questo connubio là dove il pensiero si fa fatto compiuto, azione fatta di sudore e sole. Un ritorno alla natura che è in realtà uno stare nella natura provando non solo a misurare la propria forza, ma utile per comprendere se stessi, i propri limiti e gli spazi realmente a disposizione. Un libro sognante che restituisce l’urgente necessità di preservare la vita in questo mondo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA