«Bei libri illustrati: un successo»

EDITORIA. Ornella (Lubrina) racconta il mondo editoriale locale: «Ricco, vario, con una forte impronta laica». Sul giornale e online l’intervista allo specchio con il bresciano Ilario Bertoletti.

Ornella Bramani dal 2015 è la direttrice artistica della Fiera dei Librai di Bergamo, e dal ‘95 guida Lubrina Bramani, forse oggi la presenza più attiva nel campo dell’editoria. Conosce bene il panorama di ciò che si pubblica in città.

«La nostra è un’editoria specializzata – dice - ma di alto livello: un po’ di cultura locale, fotografia, ambiente, attenzione per la natura, montagna, tantissima arte, un po’ di poesia. Ci sono alcuni nomi di prestigio come Bolis, che ha un catalogo molto vario. La allora Banca Popolare di Bergamo dagli anni ‘70 ai ’90 realizzò la famosa collana “I pittori bergamaschi”, un’opera grandiosa, molto ben fatta. Erano i tempi in cui ancora le banche commissionavano libri di alta qualità, molto richiesti dall’utenza. L’editoria a Bergamo ha gravitato spesso attorno al mondo dell’arte: anche la Fondazione Credito Bergamasco in passato ha fatto da editore, e c’è Corponove. Grafica&Arte, uno degli operatori storici, ha realizzato tanti libri di fotografie su Bergamo e provincia – e pubblica anche la “Rivista di Bergamo”: ha rappresentato a lungo un’eccellenza per quanto riguarda la fotografia paesaggistica. La gente amava comperare questi volumi e tenerli in casa perché erano anche dei begli oggetti. C’era la Larus, nata come editrice per l’infanzia; ha avuto un ruolo anche Ferrari Grafiche di Clusone. Poi c’era l’Istituto Italiano di arti grafiche, storica impresa nata nel 1883 e che per cent’anni è stata editore e stampatore».

A Bergamo l’editoria è figlia anche della presenza di ottime tipografie: abbiamo sempre avuto stampatori di alto livello.

«È vero: più in piccolo, c’erano le Mariani&Monti e Sestante, della famiglia Stefanoni. C’è l’editoria scolastica, Atlas, l’Editrice San Marco. Importanti erano le Edizioni Junior: ma tanti piano piano sono spariti. Poi ci sono editori locali che pubblicano romanzi a pagamento, ma riguardano una piccola nicchia. Abbiamo alcuni autori di narrativa, ma quelli più affermati pubblicano con editori nazionali».

Le editrici locali hanno riempito nicchie di cui i grandi, come Mondadori o Rizzoli, non si occupavano?

«Da noi ha avuto successo, appunto, la cultura del libro illustrato, con belle immagini. Adesso è un po’ svanita perché i costi sono aumentati moltissimo, a partire dalla carta. Stiamo andando sempre più verso la stampa digitale, che non ha la qualità di quella tradizionale offset, ma permette di fare quantitativi minori: puoi stampare anche solo 50 copie. Il libro illustrato però ha perso via via smalto. E poi la gente non ha più spazio nelle case per i libri, molti vorrebbero vendere o anche regalare intere librerie di qualità ma nessuno le vuole più. Anche tante biblioteche si liberano dei libri».

Voi di Lubrina siete un po’ un’eccezione.

«Pierluigi Lubrina, uomo di alta cultura, con una sensibilità e una raffinatezza di lettura incredibili, ha avuto subito un ruolo anche nel panorama nazionale: aveva una collana di architettura, seguita da Attiio Pizzigoni, che ha pubblicato titoli ad esempio di Carlo Belli, o le “Promenades architecturales” di Leonardo Sinisgalli, con un’introduzione di Paolo Portoghesi. Con lui collaborava anche Gabrio Vitali, poi fondatore della Moretti&Vitali, che si rivolge più alla psicologia. La prima cosa che ho fatto quando sono arrivata io, trent’anni fa, è stata recuperare “Osservatorio delle arti”, una bellissima rivista che si faceva allora con l’Accademia Carrara: era un fiore all’occhiello ma ci volevano tanti soldi, che nell’editoria mancano sempre. Avevamo la collana di epistemologia “Oikos”, con firme come Mauro Ceruti, Edgar Morin, Jean Piaget. E anche Quodlibet, in collaborazione con l’Università Statale di Milano. Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri aveva scelto, su suggerimento di Umberto Eco, il nostro piccolo editore per una collana di filosofia medievale molto mirata, con nomi anche di un certo rilievo, come Gianluca Bianchi, Massimo Campanini. Pubblicavamo anche il filosofo inglese William J. Courtenay».

L’editoria bresciana è tradizionalmente più legata al mondo cattolico. Quella bergamasca non tanto, mi pare.

«È soprattutto laica, è vero. Va ricordata però la Velar, che fa libri religiosi, su missionari, santi e beati».

La vera impresa cattolica a Bergamo è «L’Eco», e il suo editore Sesaab.

«Che negli anni ha pubblicato diversi bei libri, soprattutto strenne natalizie».

Leggi anche l’intervista ad Ilario Bertoletti su «L’Eco di Bergamo» in edizione cartacea e cartacea online o sul sito de «Il Giornale di Brescia».

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