L’Ultima cena, l’attesa al sepolcro: a Ponte San Pietro la mostra dei «presepi pasquali»

FESTIVITÀ. Tanti i diorami esposti nella cappella dell’Annunciazione della parrocchiale.

Sono piccole, ma basta avvicinarsi per accorgersi che non sono semplici sculture: nei volti, nei gesti, nei dettagli c’è un racconto che continua. Non si ferma alla Natività: arriva alla Pasqua. Li chiamano, impropriamente, «presepi pasquali». In realtà sono diorami della vita di Cristo. Nella Cappella dell’Annunciazione della chiesa parrocchiale di Ponte San Pietro arrivano per la prima volta in esposizione da domenica, grazie alla locale associazione Amici del presepio, e accompagnano il visitatore lungo un percorso che parte dall’infanzia di Gesù, attraversa la vita pubblica e arriva fino alla Passione e alla Risurrezione.

«Raccontano l’intero percorso»

E già nei particolari si intuisce il lavoro che c’è dietro. Lo si vede, per esempio, nell’Ultima Cena: è diversa da come la immaginiamo. Gli apostoli non sono seduti attorno a un tavolo, ma sdraiati, mentre all’ingresso sono appoggiati i loro sandali. Una scena che spiazza, ma che nasce da un lavoro di ricerca storica molto attento, costruito a partire dai Vangeli e dallo studio dei luoghi, dagli usi e costumi dei tempi. È anche per questo che la proposta, nella Bergamasca ancora poco diffusa, assume un carattere particolare. «Non li chiamiamo “presepi pasquali” – spiega Claudio Mattei, presidente dell’associazione – ma diorami della vita di Cristo, perché non raccontano solo un momento, ma l’intero percorso».

Undici scene esposte

Le scene realizzate a partire dagli Anni Novanta sono state esposte in diverse città italiane ed europee. «Sono diorami che hanno girato molto – aggiunge Mattei – e che continuano a essere apprezzati proprio per la loro particolarità». A rendere ancora più esclusivo l’allestimento sono le statue in terracotta in gran parte realizzate dallo scultore spagnolo Martín Castells. Figure di piccole dimensioni nate da un lavoro condiviso: i presepisti fornivano disegni e indicazioni, e l’artista le traduceva in sculture, capaci di trasmettere espressioni e movimento. «Sono lavori particolari – sottolinea ancora Mattei – proprio per come nascono e per il livello di cura che richiedono». Undici le scene esposte, parte di un progetto più ampio.

Domenica l’inaugurazione

La mostra, che sarà inaugurata domenica 29 marzo, al termine della Messa delle 10,30, nasce da un’idea del parroco don Maurizio Grazioli come proposta di catechesi: un modo per accompagnare le persone dentro il mistero pasquale attraverso le immagini. A questo contribuirà anche un leggio collocato lungo il percorso, con il volume «La storia dell’arte sacra». Il libro, introdotto da padre Alberto Maffeis, offre una lettura artistica e archeologica delle scene, mentre i brani evangelici commentati da don Andrea Lorenzi guidano passo dopo passo dentro il racconto.

Così la mostra - visitabile fino al 19 aprile (orari: 9-12, 16-19; festivi 15.30-17.30) - prende forma poco alla volta. E quello che all’inizio può sembrare insolito – un presepio nel tempo di Pasqua – diventa, scena dopo scena, un modo diverso per continuare il racconto.

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