La Buona Domenica / Valle Seriana
Domenica 25 Gennaio 2026
Tina, volontaria al Cav di Alzano Lombardo per ascoltare e regalare sguardi più sereni sulla vita
IL CENTRO. La scelta dopo la pensione: «È la cosa più bella e più autentica che ho fatto negli ultimi anni».
«Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, all’oceano quella goccia mancherebbe». Tina Lanzanova prende in prestito una frase di Madre Teresa di Calcutta per raccontare la bellezza del suo impegno accanto alle mamme in difficoltà che si rivolgono al Centro di Aiuto alla vita di Alzano. Lo dice con un sorriso gentile, lo stesso che rivolge a tutte le donne che bussano alla porta, e con una consapevolezza quieta e profonda: grazie a questa attività di volontariato ha imparato che ogni gesto, anche il più piccolo, può cambiare la traiettoria di una vita.
«Ascoltare le storie delle mamme, i loro problemi, le situazioni difficili di povertà e di solitudine mi ha stupito e addolorato»
La storia di Tina
Tina ha 77 anni, due figli e tre nipoti. È una donna di casa, di mani operose e cuore vigile. Dopo una vita dedicata alla famiglia, al lavoro, ai doveri di ogni giorno, un giorno si è chiesta: «I figli sono grandi, il lavoro è finito. Che cosa posso fare adesso per essere di aiuto a questo mondo?». È cominciato così, quasi per caso, un cammino che ora definisce «la cosa più bella e più autentica che ho fatto negli ultimi anni».
«Un’illuminazione»
Per raccontare come tutto è iniziato bisogna immaginare di trovarsi lungo una strada tranquilla del centro di Alzano Lombardo, in un pomeriggio qualsiasi di qualche anno fa. A pochi passi dalla casa di Tina c’è il Centro di Aiuto alla Vita - il Cav - un luogo di cui lei aveva sentito parlare, ma con cui non era mai entrata direttamente in contatto. Quel giorno portava dei giochi, doni raccolti per i bambini. «Sai quando hai un’illuminazione? - racconta -. Mi sono trovata lì davanti e mi sono detta: è un’attività così bella e importante, ma perché non posso venire anch’io ad aiutare?». Da allora, ogni mercoledì è presente nella sede di vicolo Rino con altre volontarie.
All’inizio non è stato facile: «La prima volta che sono entrata mi sono sentita un po’ fuori posto, e ho quasi pensato di lasciar perdere», confessa. Ma poi Loretta Moretti, la responsabile del Centro, l’ha incoraggiata a riprovare. «È bastato poco tempo perché superassi i miei dubbi e finissi per sentirmi a casa - osserva - ho incontrato persone splendide. Quel giorno alla settimana in cui vengo al Cav è diventato un appuntamento importante nella mia settimana. Ci troviamo, beviamo un tè, ridiamo, e poi si comincia: prepariamo pannolini, pappe, vestitini, passeggini. Due ore che passano in un lampo».
L’attività al Cav
Nel piccolo magazzino del Cav ci sono ceste ordinate per età: vestiti, scarpine, bavaglie, passeggini, lettini. Tutto arriva da donazioni. «Ci sono momenti in cui non riusciamo neanche a mettere tutto sui nostri scaffali — dice Tina —, e dobbiamo sospendere le consegne, perché non c’è più spazio». È la prova concreta che la generosità e l’attenzione delle persone intorno al Cav è sempre forte. Le giornate si alternano tra l’ascolto e la distribuzione di materiali utili alle mamme. «All’inizio è stato difficile - ricorda -. Ascoltare le storie delle mamme, i loro problemi, le situazioni difficili di povertà e di solitudine mi ha stupito e addolorato. Tornavo a casa e dicevo a mio marito: noi siamo davvero fortunati. Non avevo mai conosciuto da vicino certe realtà, non pensavo neppure che esistessero così vicine, intorno a noi».
«Capita a volte che le mamme tornino per portarci dolci o piccoli regali fatti da loro come segno di gratitudine. Ogni volta mi commuovo»
L’esperienza sul campo
Nel tempo ha imparato che ogni donna che arriva porta con sé una storia diversa, tante inquietudini, preoccupazioni, fragilità. Ha capito che dietro le richieste di pannolini o di un passeggino c’è spesso il bisogno più profondo di essere ascoltate. «Molte madri soffrono la solitudine — spiega —. Alcune sono state abbandonate, altre hanno già figli e non sanno come andare avanti. Quando vengono qui trovano una porta aperta, qualcuno che non giudica e ascolta davvero. A volte servono aiuti concreti, in altre occasioni basta invece una voce amica per dire: non sei sola». Nel flusso delle settimane, Tina conserva una galleria di volti e gesti che non dimentica: «Capita a volte che le mamme tornino per portarci dolci o piccoli regali fatti da loro come segno di gratitudine. Ogni volta mi commuovo per questi doni. È il loro modo per dire grazie, e vale moltissimo».
Mettersi in gioco
Ma non mancano anche i momenti di fatica: «Ci sono mamme che ti spiazzano, ti sfiniscono con richieste che non sempre appaiono giustificate. Col tempo ho capito che dietro queste domande spesso c’è di più, un desiderio di vicinanza, di bellezza, anche nella grande precarietà delle loro situazioni». A volte capitano momenti buffi in cui si sorride e si sdrammatizza: «Ci chiedono come si apre il passeggino, e a noi sembra un’astronave, dobbiamo impegnarci in tre per cercare i pulsanti, e alla fine magari guardare i tutorial su YouTube. Anche questo è bello: mettersi in gioco insieme a loro, anche nelle piccole cose, per creare un legame, offrire qualche momento di leggerezza nel mezzo della fatica».
Nel volto sereno di Tina c’è una luminosa ostinazione: quella di chi crede che ogni vita abbia diritto di esistere. «Mi ha sempre affascinato l’idea di lavorare sul senso della vita. L’uomo, prima di diventare adulto, è stato un bambino, e prima ancora un feto. Bisogna preservare questa vita, prima e dopo, darle la possibilità di venire ed essere nel mondo». Non sono parole astratte, ma convinzioni che nascono dall’esperienza: «Credo che ogni donna abbia il diritto di essere accompagnata nei momenti di smarrimento - dice -. Se ha fede, può trovare un senso, ma in certi momenti, in certe situazioni, di fronte alle scelte ci vuole anche coraggio. Noi proviamo a stare accanto a loro per dare forza e speranza».
Il Centro di Aiuto alla Vita vive di donazioni: «Viviamo di provvidenza e di carità - sottolinea Loretta Moretti -. E fortunatamente la gente non ci fa mancare il suo sostegno».
Occhi diversi sul mondo
L’esperienza di volontariato, come osserva Tina, non è mai a senso unico: «Ha cambiato il mio sguardo sul mondo, e mi sono accorta che ricevo anche più di ciò che offro. Ogni volta torno a casa diversa. Mi ridimensiono, rimetto in asse l’ordine delle mie priorità. Mi sono accorta di quante cose, nella nostra vita, alla fine si possano sfrondare, perché sono inutili. Al Cav ritrovo una misura e un senso, con la consapevolezza che quando riesco a star bene con gli altri, sto bene anche con me stessa».
Ogni età della vita ha caratteristiche diverse, per Tina gli anni che sta vivendo, in pensione, con i figli ormai grandi, rappresentano il momento più favorevole per il volontariato: «Avrei voluto iniziare prima, ma ci sono stagioni della vita in cui il tempo corre ed è completamente assorbito da altre responsabilità. Mi sono concentrata sul lavoro, la famiglia. Ora è tempo di dedicarsi agli altri». Quando parla della nipotina di cinque anni, gli occhi le si illuminano. «Una volta l’ho portata con me al Cav, e dopo qualche giorno mi ha chiesto: nonna, vai ancora in quel posto dove regalate le cose? Le ho detto di sì, e mi ha sorriso. Sono semi, ho pensato, che trovano casa nel suo cuore e forse un giorno germoglieranno, quando diventerà grande, e anche lei avrà qualcosa da donare».
Esperienze toccanti
Tina pensa con amarezza alle tante difficoltà che segnano la società contemporanea e si riversano con particolare durezza sulle famiglie più vulnerabili: «Le disuguaglianze si sono inasprite rispetto al passato, e ci sono persone che non possono permettersi neppure i beni essenziali». Racconta di una mamma con due bambine piccole, costretta a cucinare a casa della madre per mesi, perché nella nuova casa l’allaccio del gas non si riusciva a fare. «Dormivano con il freddo, con la muffa alle pareti. Quando parli con persone che si trovano in queste situazioni ti senti colpevole, perché quella situazione ti sembra insopportabile e ingiusta».
La Giornata per la Vita
Ogni anno, in occasione della Giornata per la Vita, la prima domenica di febbraio, Tina e le altre volontarie si ritrovano davanti alle chiese a distribuire primule, simbolo di speranza. «Fa sempre tanto freddo - racconta ridendo -, ci ritroviamo alla fine stanche, con le mani gelate, ma anche felici di essere lì a offrire una testimonianza». Anche quest’anno, il 31 gennaio e il primo febbraio, saranno presenti in quindici parrocchie, quasi tutte della Valle Seriana. Accanto alle volontarie, anche figli, mariti, adolescenti e giovani degli oratori, alpini. Un intreccio di mani che, insieme, tiene accesa la fiamma dell’impegno per la vita. «È un lavoro che non si fa da soli — aggiunge Loretta —. C’è sempre bisogno di qualcuno in più, ma anche una sola persona può fare la differenza».
Tina è nata a Bergamo. Ha studiato l’arte, ha coltivato la sua inclinazione per il design e il bello. Ora che la vita scorre più lenta, sente crescere l’urgenza di preoccuparsi del prossimo, e in particolare di chi è più vulnerabile. «Quando arriverò a tracciare un bilancio della mia vita - osserva con decisione - desidero poter ricordare di aver fatto il più possibile per chi ne ha più bisogno, anche se è poco, la famosa goccia di cui parla Madre Teresa. È questo che mi fa dormire un po’ più serena».
Il Centro di Alzano Lombardo
Ad accogliere le mamme all’ingresso del Centro di Aiuto alla vita di Alzano Lombardo, che si affaccia sul vicolo Rino, c’è una libreria piena di fiabe, testi divulgativi di puericultura, pedagogia, cucina e salute, dove trovare tante idee e spunti per la vita di tutti i giorni. E poi un murale colorato, tanti peluche, bambole e costruzioni per tutte le volte in cui arrivano accompagnate da bambini piccoli, e giocano con loro per intrattenerli mentre aspettano. Possono trovare qui un’atmosfera in cui tutto parla di casa, gentilezza, vicinanza, con il calore di un abbraccio: «L’importante - sottolinea Tina - è che capiscano che non siamo qui per giudicare, ma per ascoltare, condividere, trovare insieme soluzioni, regalare uno sguardo più sereno sulla vita».
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