(Foto di AFB)
IL COMMENTO. Aprono Scamacca-De Ketelaere: gol dell’uno e assist dell’altro per de Roon. Chiudono Raspadori (gol) e Krstovic (gol e assist). Con Lookman in panchina e Zalewski che per trovare posto deve rimettersi a fare il terzino.
Guardi il parco attaccanti dell’Atalanta e ti viene l’acquolina. Più ancora che pensando a quel Parma fatto a fette («Sono quattro, lascio?» direbbe sorridente il salumiere felice di abbondare) che i nerazzurri divorano in una New Balance Arena rinfrancata dopo la serata choc col Bilbao. Però poi guardi la posizione in classifica e ti fai delle domande, anche se l’Atalanta di quest’anno insegna partita dopo partita che di domande non bisogna farsene troppe. Bisogna prenderla come viene, e sperare che sia in giornata. Quando poi è in giornata, come ieri, godersela e sperare che duri. Soprattutto adesso, che siamo sulla porta d’ingresso di tre gare verità nel giro di nove giorni. Comprendendo tutti i fronti: campionato (domenica a Como), Champions League (mercoledì a Bruxelles), Coppa Italia (giovedì 5 febbraio con la Juventus).
Tre sfide da dentro o fuori. Anche se in Serie A, dopo Como, ce ne saranno altre 15 da giocare. Anche se la Champions, un po’ come il basket, insegna che, finita la regular season, con i playoff e la fase a eliminazione diretta comincia un’altra stagione, praticamente da zero. Insomma, l’unico vero esame senza appello sarà quello con la Juve, ma anche nelle due manifestazioni in cui resterà comunque in corsa, l’Atalanta dovrà dare segnali chiari. Come quelli che dall’inizio di questo 2026 sta dando Nikola Krstovic, che dopo 5 mesi da amaro Montenegro è divenuto un rosolio capace di addolcire i giudizi (alcuni definitivi e ingenerosi) piovuti su di lui nella prima parte della stagione. Quando il salto da Lecce e dalla lotta per la salvezza sembrava troppo per lui. Che di gol ne ha sbagliati, ma quando c’è stato da lavorare per la squadra nei momenti difficili non è mai mancato. Poi, si sa, gli attaccanti vivono di momenti: i 5 gol nelle ultime 5 partite, fra campionato e Champions, dicono che il vento è cambiato.
E che quel piede magari un po’ ruvido – come la sua terra, come quel suo cognome che sa di codice fiscale – può dire la sua anche in questo attacco che a guardarlo fa venire l’acquolina.
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