Mario, gol e lacrime: solo chi sa piangere può fare grandi cose

L’ANALISI. Nel calcio in cui i numeri hanno ormai preso il sopravvento sui sentimenti, ci sono gol inutili per le statistiche che valgono tantissimo per le emozioni che regalano.

Mario Pasalic, all’Atalanta dal 2018, è l’uomo delle reti pesanti: Manchester City, Shakhtar, Psg, Liverpool, Barcellona, e tante partite di campionato poi divenute snodi cruciali per obiettivi impensabili. Eppure, quando fra 50 anni gli chiederanno quale gol gli sia rimasto davvero nel cuore, probabilmente ne indicherà uno segnato al Torino, a partita ormai finita, in una gelida notte di gennaio. Quello dedicato a papà Ivan, scomparso improvvisamente a soli 62 anni quattro settimane prima.

Un gol ininfluente per una vittoria che di lì a pochi secondi sarebbe stata ratificata dai tre fischi dell’arbitro Fournier di Roma. Divenuto strumento del destino quando, poco prima, aveva deciso di concedere 5’ di recupero. Pasalic era entrato solo al 34’ della ripresa, per gettare nella mischia centimetri ed esperienza utili ad arginare un Torino che si stava facendo minaccioso. Obiettivo ormai raggiunto, quando una capocciata di Scamacca, da difensore vecchio stampo, ha messo la palla sui piedi di SuperMario, uomo più avanzato dello schieramento nerazzurro a 70 metri dalla porta avversaria. Esperienza e centimetri. Adesso si tiene la palla, la porta chissà dove e aspetta il fischio finale, hanno pensato tutti. Solo un attimo, poi tutti hanno capito.

Altro che guadagnare tempo, Pasalic ha puntato dritto la parte opposta del campo, spinto da tutto lo stadio: 20 mila persone, compresi di sicuro i tifosi del Toro perché ormai la partita era andata, e chi ha nel cuore i colori granata sa cosa vuol dire (Superga, Gigi Meroni, Giorgio Ferrini...) dover fare i conti con i colpi bassi del destino. La corsa folle, il gol, la Curva Pisani, l’abbraccio dei compagni, le lacrime, le dita alzate verso il cielo. Verso papà Ivan, al quale il destino non ha concesso minuti di recupero. Quelli li ha riscossi Mario, usandoli per onorarlo con quel gol inutile per il calcio delle statistiche e dei moduli, pesantissimo per chi crede ancora in quello delle emozioni e dei sentimenti. Un uomo che non piange, diceva Gianni Agnelli, non potrà mai fare grandi cose. Adesso sappiamo perché Mario Pasalic, a Bergamo, di grandi cose ne sta facendo dal 2018.

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