Qui Atalanta, dove la balcanizzazione ha un gusto dolce

L’ANALISI. Ci sono un croato, un serbo, un bosniaco e un montenegrino. Non è l’inizio di una barzelletta, semmai di una storia. Di quelle in cui il calcio si intreccia con la Storia.

Balcanizzazione è un termine che la geopolitica ha coniato all’inizio del XX Secolo, ma che ha conosciuto la sua massima (e tragica) diffusione negli Anni Novanta, durante la guerra nell’ex Jugoslavia. Indica tutto ciò che di male può succedere a uno Stato, a una comunità e, per traslato, a qualsiasi ambito della vita sociale: disgregazione, frammentazione, instabilità, conflitti interni.

L’Atalanta, in questi mesi, sta realizzando invece una propria forma dolce di balcanizzazione, che ha raggiunto il suo apice ieri, con la rimonta sul Napoli firmata dall’asse Pasalic-Samardzic. Balcanizzazione, a Bergamo, è armonizzazione fra giocatori provenienti dalle repubbliche nate in seguito al conflitto che trent’anni fa insanguinava il cuore dell’Europa meridionale. Esponenti di una generazione che pur mantenendo fortissimo il legame con le rispettive radici è stata capace di andare oltre divisioni etniche e rancori storici.

Mario Pasalic, croato, è nato nel 1995, l’anno di Srebrenica e degli accordi di Dayton; Sead Kolasinac, bosniaco, è nato nel 1993, quando Sarajevo era nel pieno del sanguinoso assedio; Lazar Samardzic (serbo, 2002) e Nikola Krstovic (montenegrino, 2000) sono nati quando i loro Paesi rappresentavano l’ultimo brandello di ciò che era stata la Jugoslavia, prima di separarsi a propria volta nel 2006.

Pasalic, Kolasinac e Samardzic sono nati in Germania, dove le loro famiglie si erano stabilite per sfuggire alla guerra. Hanno fatto tutta la trafila nelle rappresentative giovanili tedesche, poi hanno scelto le nazionali maggiori dei loro Paesi d’origine. Ritrovando però una sorta di nuova patria comune sotto i colori nerazzurri. Un croato, un serbo, un bosniaco e un montenegrino. Il motore balcanico di un’Atalanta che torna a mettere l’Europa al centro dei propri orizzonti. Per completare il quadro mancherebbe uno sloveno, e a pensarci – con un po’ di nostalgia – ce n’è uno che ci starebbe davvero proprio bene. Come dite? Englaro? Beh, veramente pensavamo a Ilicic.

© RIPRODUZIONE RISERVATA