Covid, nuovo studio del Mario Negri: «L’aspirina riduce i danni ai polmoni»

LA RICERCA. Il farmaco diminuisce la capacità del virus di legarsi alle cellule. Benigni: effetto protettivo. Perico: gli antinfiammatori vanno comunque utilizzati seguendo il consiglio medico.

L’aspirina riduce i danni polmonari, la fibrosi e l’infiammazione indotti dal Covid, limitando la capacità del virus Sars-Cov-2 di legarsi alle cellule. Il farmaco antinfiammatorio non steroideo andrebbe assunto nelle prime fasi dell’infezione da Sars-Cov-2, seguendo comunque il consiglio del medico e mai in regime di autoprescrizione. Il nuovo studio dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo, pubblicato in questi giorni sulla rivista «Frontiers in Immunology», apre nuovi e interessanti scenari in quella che è stata una battaglia senza esclusione di colpi contro il virus che ha seminato morti e feriti nei momenti più critici della pandemia. Già tra il 2020 e 2023, nel periodo buio della pandemia, studi dell’Istituto Negri pubblicati su riviste scientifiche di carattere internazionale suggerivano che l’uso tempestivo di farmaci antinfiammatori non steroidei, tra cui appunto l’aspirina, poteva ridurre le manifestazioni di malattia grave e la necessità di ricorrere all’ospedale.

Quel lavoro per certi versi pionieristico ora ha trovato conferma nel nuovo studio pubblicato dall’Istituto Negri, in cui si è dimostrato che concentrazioni di aspirina paragonabili a quelle che si raggiungono nell’uomo inducono modificazioni strutturali sulla proteina spike di Sars-Cov-2, quella che consente al virus di legarsi alle cellule dell’ospite. Osservazioni prodotte in cellule in coltura e modelli sperimentali nei quali si è documentato che l’aspirina riduce il danno polmonare.

Già nel 2021 il direttore del Negri, Giuseppe Remuzzi e Fredy Suter, ex primario dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, avevano suggerito l’uso di antinfiammatori, ancor prima che il tampone fosse positivo, da somministrare a soggetti con sintomi da Covid meno gravi e contribuendo così a ridurre del 90% l’ospedalizzazione. In un primo studio erano stati curati a casa 90 soggetti, poi altri 108, per un totale di oltre 200 pazienti trattati con antinfiammatori non steroidei e malattia meno severa. Studi del 2021, dinanzi ai quali la comunità scientifica di allora era un po’ scettica. «Gli studi iniziali dell’Istituto Negri avevano

prodotto risultati enormi, curando la gente a casa nel periodo iniziale e critico del Covid – osserva Ariela Benigni, coordinatore delle ricerche dell’Istituto Negri di Bergamo -. Ora con questo nostro nuovo studio si è cercato di capire come mai l’aspirina aveva questo effetto protettivo. La proteina spike è una specie di grimaldello attraverso cui il virus entra nelle cellule perché si lega a strutture chiamate recettori. L’aspirina impedisce a questa proteina spike di entrare nelle cellule, legandosi. Il virus quindi non entra nelle cellule. Noi abbiamo cercato di dimostrarlo con studi in vitro, su cellule in coltura. L’aspirina impediva il legame della spike alla cellule e la sua entrata, riducendo il legame con il recettore della cellula. Poi siamo passati a modelli sperimentali di Covid, in cui se la spike veniva somministrata si produceva un grave stato di infiammazione e danno polmonare, come nei pazienti. Se invece mettevamo in contatto l’aspirina, la spike non dava più questi effetti. L’aspirina pertanto altera la struttura della spike, togliendo da essa gli zuccheri di cui è rivestita e rendendola incapace di legarsi alle cellule».

Luca Perico, responsabile del laboratorio di Terapie mirate per le malattie autoimmuni del Negri di Bergamo e primo autore dello studio, è andato a vedere in laboratorio cosa succede alla proteina spike nel contatto con l’aspirina. «La valenza di questo studio è aver capito il meccanismo molecolare che sta alla base della protezione dell’aspirina nei confronti del Sars-Cov 2. Gli antinfiammatori vanno utilizzati comunque seguendo il consiglio dei

medici per la somministrazione e le dosi. A volte – aggiunge Perico - gli studi per identificare dei meccanismi creano situazioni in laboratorio non replicabili rispetto a quanto succede nell’uomo, ma la forza di questo lavoro è che prima di identificare questo effetto abbiamo studiato bene quante sono le concentrazioni di aspirina durante un trattamento normale nell’uomo, indicati dalla letteratura scientifica. Quindi abbiamo usato la quantità che si trova normalmente nel sangue in una somministrazione ordinaria. Ciò conferma che gli antinfiammatori sono utili in queste patologie e anche in altre infezioni virali che appartengono alla stessa famiglia del Sars-Cov 2. L’aspirina ha effetti antinfiammatori ed anche antitrombotici che abbiamo studiato e dimostrato».

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