Cure palliative non soltanto per i pazienti oncologici
L’OSPEDALE DI BERGAMO. L’attività dell’ospedale Papa Giovanni è in forte crescita. Ruolo centrale nel percorso di assistenza al domicilio di chi soffre.
Quando la guarigione non è più possibile, la cura non si interrompe: cambia obiettivo. Si concentra sulla qualità della vita, sul controllo dei sintomi, sul rispetto della dignità della persona e sul sostegno alla famiglia. È questo il cuore delle cure palliative domiciliari, un servizio pubblico che nella provincia di Bergamo può contare su una rete articolata di enti accreditati. Tra questi, quello dell’Asst Papa Giovanni XXIII si distingue per il collegamento diretto con uno dei più grandi ospedali pubblici italiani e per un’équipe multiprofessionale attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Un modello che mostra segnali chiari di rafforzamento, come indicano i dati più recenti di attività. Il 2024 fa registrare un marcato incremento del volume complessivo di assistenza, indice di percorsi più intensi e continuativi rispetto agli anni post-pandemia. Anche il 2025 conferma
questo andamento: i volumi di attività dei primi nove mesi risultano già superiori all’intero 2023, suggerendo una crescita strutturale della domanda e un ruolo sempre più centrale delle cure palliative domiciliari nel percorso di cura dei pazienti più fragili.
L’assistenza alle famiglie
«È un dato che ci sprona a proseguire e migliorare – spiega Roberta Marchesi, direttore delle Cure palliative, Terapia del dolore e Hospice dell’Asst Papa Giovanni XXIII –. Alle famiglie arriva sempre più chiaramente la percezione della qualità, della professionalità e, insieme, dell’umanità delle nostre équipe».
Alla base c’è un’organizzazione che integra il lavoro sul territorio con il collegamento diretto e rapido con gli specialisti ospedalieri. «Questo ci consente, in molti casi, di attivare il servizio in tempi brevi, garantendo una presa in carico precoce e una continuità di cura molto stretta. È un aspetto cruciale: intervenire prima può ridurre situazioni critiche che altrimenti finirebbero in pronto soccorso o in ricoveri non più appropriati».
Il servizio gratuito
L’accesso al servizio è semplice e flessibile. La richiesta può arrivare dal medico di medicina generale, dallo specialista ospedaliero, dai servizi sociali, ma anche direttamente dal paziente o dai suoi familiari. Il servizio è gratuit o, non ha limiti di durata e assicura reperibilità telefonica e, se necessario, interventi domiciliari 24 ore su 24. «Per le famiglie – sottolinea Marchesi – significa sapere di avere sempre un punto di riferimento in una fase molto delicata della malattia».
Una volta attivata la presa in carico, la scelta dell’ente erogatore spetta ai cittadini. «Noi siamo una delle opzioni presenti sul territorio. Crediamo che poter contare su un grande ospedale multispecialistico alle spalle, insieme a un’équipe dedicata e sempre reperibile, rappresenti un valore aggiunto reale».
Non solo oncologia
Le cure palliative, però, non riguardano solo l’oncologia. «Accogliamo anche persone con patologie croniche evolutive cardiologiche, respiratorie, neurologiche, e pazienti che non possono più sostenere la dialisi». In quest’ottica si inserisce la collaborazione con l’ambulatorio dello scompenso cardiaco: i pazienti più fragili vengono segnalati precocemente, permettendo di valutare un’assistenza domiciliare anche con terapie complesse.
Un ruolo centrale è svolto dagli infermieri, definiti da Marchesi «una figura centrale» del servizio. Ogni giorno, dal lunedì al sabato, contattano telefonicamente i caregiver di tutti i pazienti in carico. Un lavoro essenziale, che permette di monitorare l’andamento clinico, intercettare segnali di peggioramento e cogliere anche bisogni psicologici o sociali. «Gli infermieri monitorano l’evoluzione clinica, rilevano tempestivamente ogni segnale di peggioramento, collaborano con medici ed équipe multidisciplinare per controllare i sintomi e garantire la qualità di vita. Offrono un’assistenza altamente qualificata e una presenza capace di orientare, rassicurare e sostenere, anche nei momenti più critici». Solo attraverso un ascolto autentico, una comunicazione chiara e la costruzione fin dall’inizio di un rapporto di fiducia è possibile far sentire la famiglia parte integrante del percorso, mai sola di fronte alla complessità della malattia. Entrare nelle case dei pazienti significa anche prendersi cura delle relazioni. «Si entra sempre in punta di piedi – conclude Marchesi –. Il caregiver e la famiglia sono destinatari diretti del servizio, così come il medico di medicina generale, che resta una figura centrale. Offriamo supporto psicologico durante la presa in carico e, se richiesto, anche nel periodo successivo al lutto. Perché la cura non riguarda solo il corpo, ma il benessere complessivo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA