«Hantavirus, situazione sotto controllo
Non siamo di fronte a un nuovo Covid»
L’ALLERTA. Il turista britannico, risultato negativo, è in isolamento al «Sacco» di Milano. Gori: «Non temiamo un allargamento su larga scala». Bertolaso: «Risposta immediata».
Allerta, non allarme. In una variazione di poche lettere c’è una differenza importante: «In questo momento la situazione è ben controllata». Andrea Gori, direttore del «Ceremi», il Centro regionale per la prevenzione delle malattie infettive della Lombardia, istituito a tutti gli effetti nei mesi scorsi sulla scorta della lezione pandemica, traccia un quadro rassicurante sullo scenario dell’hantavirus.
L’alert in Lombardia
Vale anche alla luce degli ultimi sviluppi più locali. Martedì alle 14.14, in Lombardia è giunto un «alert» dalle autorità sanitarie inglesi: un turista britannico sessantenne si trovava a Milano per una vacanza, ma lo scorso 25 aprile aveva viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg sul quale c’era anche la donna olandese poi deceduta di lì a pochi giorni a causa dell’hantavirus contratto a bordo della nave da crociera «Hondius», l’epicentro dell’emergenza.
L’inglese occupava il posto 15F e l’olandese il 13C, era dunque necessario rintracciare l’uomo e metterlo in quarantena, così è stato: attorno alle 20 di martedì è stato raggiunto nel B&B dove alloggiava e prelevato da personale sanitario «scafandrato» per essere portato all’ospedale «Sacco» di Milano. Lì è stato sottoposto al test per l’hantavirus: è risultato negativo, così come ad altri accertamenti su patologie respiratorie varie (Rsv, Sars, influenza); dovrà restare in isolamento fino al 6 giugno, costantemente monitorato con un test a settimana. A Milano, il britannico era insieme a un connazionale che però non aveva volato sul Sant’Elena-Johannesburg: per questo, non essendo venuto in contatto con la paziente olandese e poiché anch’egli è risultato negativo ai test, è libero di rientrare in patria.
«La situazione è assolutamente sotto controllo – ha spiegato Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare –. Abbiamo dato dimostrazione di una grande organizzazione e di una risposta immediata. La Lombardia ha tutti gli strumenti per affrontare una pandemia? Assolutamente sì». E comunque «non siamo di fronte a un nuovo Covid» ha spiegato Gori durante il punto stampa all’ospedale Sacco con l’assessore Guido Bertolaso.
Il sistema lombardo
Il messaggio, anche dopo questa prima «mobilitazione», ricalca un’impronta di razionale fiducia: «Non siamo particolarmente preoccupati di un allargamento epidemico su larga scala – specifica Gori, che è anche direttore dell’Unità di Malattie infettive dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano -. A livello nazionale il ministero della Salute ha emanato una circolare molto articolata e chiara, attivando un coordinamento: il Sacco di Milano e lo Spallanzani di Roma sono centri di riferimento nazionale, sono stati allertati e sono in contatto tra di loro. In Lombardia opera poi la Rete regionale delle malattie infettive, coordinata dall’Ufficio Prevenzione della Regione: siamo stati allertati, cioè siamo attivi, ma non allarmati».
Le differenze con il Covid
Rispetto al Covid, stavolta è dirimente il punto di partenza: «L’hantavirus si conosce abbastanza bene, non è un nuovo virus – rimarca Gori, fratello dell’ex sindaco Giorgio –. Anche il ceppo di cui ci si sta occupando in questi giorni, cioè l’Andes, è noto proprio per essere l’unico che si trasmette da uomo a uomo. Rimangono alcuni elementi da chiarire, soprattutto quelli legati alla possibilità che un paziente asintomatico possa essere fonte di contagio, ma sappiamo che comunque il virus si propaga da uomo a uomo in maniera molto difficile: si diffonde per via respiratoria, ma è necessaria un’esposizione molto prolungata e stretta». A proposito di diagnostica, il «Sacco» e il San Matteo di Pavia sono i laboratori deputati agli screening per la Lombardia: «Abbiamo a disposizione tutti i test e i reagenti – conferma Gori –. Il Covid ha insegnato qualcosa di positivo».
La quarantena di 6 settimane
Il documento diffuso a tutte le articolazioni del sistema sanitario nella serata di lunedì dal ministero fissa regole precise sull’isolamento di chi è entrato in contatto con una persona infetta: la quarantena può durare fino a 42 giorni, quindi 6 settimane, ed è appunto la misura cui a sono vincolati anche i quattro italiani – residenti tra Calabria, Campania, Toscana, Veneto – che erano sullo stesso aereo di una donna olandese. «Per quanto riguarda le problematiche che emergono nella gestione di questi casi – approfondisce Gori -, quella più importante è data dal fatto che l’hantavirus ha un periodo di incubazione molto lungo. Se per il Covid i sintomi si manifestavano 5-6 giorni dopo l’infezione, per l’hantavirus la latenza è in media di 23 giorni ma può arrivare sino a 6 settimane. Ecco perché tutti i contatti devono avere una quarantena così duratura». Sorveglianza sanitaria, raccordo tra autorità, allerta e senso di responsabilità sono gli strumenti attualmente a disposizione. Difficile, invece, poter contare su un vaccino: «Attualmente non esiste – ricorda Gori -, e non sarà facile averlo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA