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Martedì 03 Febbraio 2026
L’anestesia è centrale nel recupero post intervento
IL PROTOCOLLO. Il protocollo «Eras» in Humanitas Gavazzeni è nato per ridurre lo stress legato alle operazioni chirurgiche.
Negli ultimi anni il protocollo «Eras» (Enhanced Recovery After Surgery) si è affermato come uno dei modelli più innovativi nella gestione del paziente chirurgico. Nato per ridurre lo stress fisiologico legato all’intervento e migliorare gli esiti clinici, «Eras» non è una singola procedura, ma un percorso strutturato che coinvolge tutte le fasi della cura: dalla preparazione preoperatoria fino alla dimissione. In questo modello, l’anestesista assume un ruolo sempre più centrale e trasversale. Una figura che non si limita più alla sola cura del paziente in sala operatoria, ma alla sua intera gestione: dalla preabilitazione al ritorno nel suo «baseline» in fase post-operatoria.
«Il protocollo “Eras” ha cambiato profondamente l’approccio alla chirurgia», spiega il dottor Matteo Parrinello, responsabile di Anestesia della Riabilitazione in Humanitas Gavazzeni. «Non si tratta solo di svegliare prima il paziente, ma di accompagnarlo lungo un percorso che riduca al minimo l’impatto dell’intervento sull’organismo». Il percorso «Eras»
inizia già prima dell’ingresso in sala operatoria. Una corretta informazione del paziente, la riduzione del digiuno preoperatorio e l’attenzione allo stato nutrizionale sono elementi fondamentali. «Un paziente preparato e consapevole affronta meglio l’intervento», sottolinea Parrinello. «L’anestesista ha un ruolo chiave anche in questa fase, perché contribuisce a valutare i rischi e a personalizzare il percorso». In sinergia con l’«Eras» ha poi guadagnato importanza negli ultimi anni la cosiddetta «prehabilitation»: una serie di interventi mirati che migliorano la resilienza del paziente per renderlo più adatto ad affrontare uno stress chirurgico. «Misure come l’esercizio fisico, una corretta alimentazione e l’interruzione del fumo hanno dimostrato una riduzione delle complicanze e della degenza – aggiunge lo specialista. - Il nostro approccio al paziente è radicalmente cambiato. La domanda che ci poniamo non è più se il paziente è operabile, ma con che riserve arriverà dopo l’intervento».
Minima invasività
Durante l’intervento chirurgico, l’anestesia viene gestita secondo criteri di minima invasività e massima efficacia. «Eras» promuove un uso più razionale dei farmaci, il mantenimento dell’equilibrio fisiologico e il controllo accurato del dolore. «La gestione del dolore è uno dei pilastri del protocollo», afferma Parrinello. «Attraverso tecniche multimodali e, quando possibile, l’anestesia loco-regionale, possiamo ridurre l’utilizzo di analgesici e limitare effetti collaterali come nausea, sonnolenza o rallentamento della ripresa».
Il ruolo dell’anestesista
Il ruolo dell’anestesista non si esaurisce però in sala. Anche nel periodo post-operatorio il controllo del dolore, la stabilità clinica e il supporto alla mobilizzazione precoce sono determinanti. «Muoversi prima, respirare meglio e riprendere l’alimentazione in tempi rapidi significa recuperare più velocemente», spiega Parrinello. «Tutto questo ha un impatto diretto sulla qualità di vita del paziente».
I benefici del protocollo «Eras» sono confermati da numerosi dati clinici: riduzione delle complicanze, minori infezioni, degenze più brevi e una diminuzione delle riospedalizzazioni. «”Eras” non migliora solamente l’esperienza del singolo paziente, ma rende l’intero sistema più efficiente», osserva Parrinello. Alla base del successo del protocollo c’è il lavoro multidisciplinare. Chirurghi, anestesisti, infermieri, fisioterapisti e nutrizionisti condividono obiettivi e strategie. «”Eras” funziona soltanto se c’è collaborazione», conclude Parrinello. «L’anestesista diventa una figura di raccordo, con competenze cliniche, organizzative e comunicative sempre più ampie. È proprio questo approccio integrato che rende “Eras” un modello moderno e sostenibile».
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