Medici di base a Bergamo e provincia, per 511 posti disponibili si presentano in 13: «Scarsa attrattività»

SANITÀ . Flop del bando per la copertura degli ambiti carenti. Alla Bergamo Ovest il numero maggiore: 8 risposte. L’Ordine e i sindacati: «Se passasse la riforma, con i camici bianchi dipendenti, il risultato sarebbe anche peggiore».

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Più che pessimistiche, alla vigilia le previsioni erano semplicemente realistiche. Si attendevano tra le 10 e le 20 adesioni, e il risultato cade quasi esattamente nel mezzo: in risposta all’ultimo bando per gli ambiti carenti, ossia la «chiamata» attraverso cui la Regione e le Asst raccolgono le domande dei medici di base per aprire un ambulatorio là dove c’è più bisogno, si sono fatti avanti in 13.

Certo, i numeri di partenza erano decisamente ampi, quasi pantagruelici perché sovrastimati a causa di un complesso sistema di calcolo. Il documento, pubblicato a inizio marzo, conteneva infatti 511 posti disponibili in tutta la Bergamasca: questo perché il criterio si basava su un «rapporto ottimale» – fissato dalla normativa ma ormai anacronistico – pari a un camice bianco ogni 1.200 assistiti e perché includeva anche i fabbisogni per la Continuità assistenziale, cioè l’ex guardia medica. Un anno fa, invece, furono assegnati 20 posti su 427.

A questo giro si aggiungono anche 6 pediatri, branca che però non risente di particolare crisi d’organico, tant’è che sono state coperte tutte le «vacanze» indicate sulla carta.

La mappa

Martedì 26 maggio, all’ospedale di Treviglio, le tre Asst hanno sbrigato le formalità di rito per la definizione degli incarichi. I nuovi medici di assistenza primaria – questa la denominazione formale – non entreranno immediatamente in servizio: hanno tipicamente 90 giorni, con alcune ulteriori clausole, per attivare a tutti gli effetti l’ambulatorio; quando si saranno insediati, si aprirà la fase nella quale i cittadini possono scegliere il nuovo medico (una procedura attesa soprattutto da chi oggi ne è sprovvisto, ma che vale anche nel caso di un «provvisorio» che diventa «titolare»). Bisognerà dunque attendere, ma su questo seguiranno le comunicazioni da parte delle Asst.

Papa Giovanni XXIII

Nel dettaglio, sono due i medici di base che hanno scelto il bacino dell’Asst Papa Giovanni, quello meno sguarnito: un professionista opererà nell’ambito della bassa Valle Brembana, l’altro nel capoluogo.

Bergamo Est

Tre gli «arruolati» dell’Asst Bergamo Est: uno per l’ambito di Albano Sant’Alessandro, Pedrengo, Torre de’ Roveri e Scanzorosciate; uno per l’ambito di Berzo San Fermo, Borgo di Terzo, Grone, Vigano, Bianzano, Casazza, Gaverina, Monasterolo, Spinone, Endine e Ranzanico; uno per l’ambito della valle di Scalve. L’Asst spiega di essere «costantemente impegnata nella ricerca di medici di medicina generale e nel potenziamento del territorio per garantire continuità assistenziale e prossimità ai cittadini».

Bergamo Ovest

L’iniezione più robusta – se così si può dire, visti i numeri – con otto rinforzi, riguarda l’Asst Bergamo Ovest: uno nell’ambito di Dalmine, Levate, Lallio, Osio Sopra; uno per Bonate Sopra e Sotto, Chignolo, Madone e Terno; uno per Calvenzano, Caravaggio, Misano; uno per Covo, Fara Olivana con Sola, Antegnate, Isso, Barbata e Fontanella; uno per Pognano e Spirano; uno per Arzago, Casirate, Treviglio; uno per Bottanuco, Brembate, Capriate, Filago; uno per Romano, Morengo e Bariano. Di «lavoro incessante per trovare medici disponibili a coprire le zone rimaste temporaneamente scoperte» parla Rosetta Gagliardo, commissario straordinario dell’Asst, mentre il direttore sociosanitario Pietro Tronconi ricorda «quanto la presenza del medico di assistenza primaria sia fondamentale per le comunità».

Le reazioni

Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, legge l’esito tenendo in filigrana il dibattito nazionale: «Se dovesse passare la riforma Schillaci, forse rischieremmo di non avere nemmeno altri 13 medici che accetteranno in futuro. Si vuole istituire una forma di dipendenza (attualmente i medici di base sono dei liberi professionisti che lavorano in convenzione col Servizio sanitario, ndr) per mettere i medici di medicina generale nelle Case di comunità, diminuendo la possibilità di scelta sul territorio: così si lascerebbe morire il meccanismo della convenzione sul quale si reggono gli ambulatori. Sarebbe un favore ai grandi gruppi del privato, pronti ad attivare dei servizi sostitutivi». Le scarse risposte sono «il frutto della scarsa attrattività della professione – ribadisce Giuseppe Geracitano, presidente provinciale dello Snami, sindacato di categoria -. Serve una riforma, ma non quella che sta proponendo il governo: sarebbe la fine dell’attività sul territorio».

I diplomati

Intanto, nei giorni scorsi i due poli orobici del corso di formazione specifica in Medicina generale – il programma triennale che abilita a diventare medico di base «titolare» – hanno sfornato dei nuovi diplomati, la gran parte già in servizio come «provvisorio»: nel polo di Seriate, che fa riferimento all’Asst Bergamo Est, hanno concluso il percorso sei corsisti; nel polo di Bergamo, con sede al «Papa Giovanni», sono giunti al traguardo in 13. «L’obiettivo – rimarcano dall’Asst Papa Giovanni – è formare professionisti che, una volta concluso il corso, abbiano non solo competenze cliniche solide, ma anche relazioni, visione e strumenti per accompagnare al meglio i propri assistiti lungo tutto il percorso di cura».

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