Prostata, la prevenzione resta l’arma più efficace

UROLOGIA. Per prevenire il tumore, che rimane la patologia con la maggiore incidenza nell’uomo. Ma solo il 30% dei maschi se ne occupa precocemente.

Le terapie si evolvono, diventano sempre più raffinate e meno invasive, ma la prevenzione resta un elemento fondamentale. Vale per ogni malattia, e a maggior ragione in campo urologico: per gran parte degli uomini prendersi cura delle patologie della prostata resta un tabù. «Questo è il tema più attuale e critico – riflette Francesco Greco, professore di Urologia all’Università di Vienna e direttore, a Bergamo, del Centro Salute Uomo -. Il tumore della prostata è quello con la maggiore incidenza nell’uomo, ma i dati del ministero della Salute ci dicono che solo il 30% degli uomini segue un’adeguata prevenzione. È un problema spesso culturale, legato al concetto di virilità».

Ancora queste resistenze?

«La donna è molto più preparata alla prevenzione perché fin da piccola prende confidenza con il proprio corpo, anche grazie a una migliore comunicazione con la madre, mentre il maschio non ne parla con il padre, che a sua volta solo raramente fa prevenzione».

A che età occorrerebbe iniziare a preoccuparsene?

«Bisogna sfatare un mito, iniziare a 50 anni è tardi: dovrebbe iniziare a 18 anni, come nella donna. Oltre ai tumori tipici di quell’età, quali il tumore del testicolo, vi è la sfera delle malattie sessualmente trasmissibili e la sfera della fertilità: il varicocele è la malattia più diagnosticata, e se ciò avviene tardi può compromettere la fertilità. C’è anche una questione legata alla cattiva educazione sessuale dei ragazzi: a scuola è carente, in famiglia quasi sempre assente, e così è affidata alla rete, spesso con informazioni non corrette se non violente, ponendo le basi anche alla violenza di genere».

Parliamo delle patologie più diffuse.

«La più importante riguarda il tumore della prostata. Si pensa che basti il test del Psa (l’antigene prostatico specifico, ndr), ma non è così. È necessario valutare anche l’ingrossamento della prostata, fisiologico perché interessa tutti i maschi per via dei cambiamenti ormonali dopo i 40 anni: questa patologia va a determinare un’ostruzione a carico della vescica che se non individuata o risolta porta a un danno neurologico permanente del muscolo della vescica. Una situazione molto grave, perché condanna a dover vivere con il catetere, annientando la qualità della vita, e favorendo l’insorgere dell’insufficienza renale».

Come si fa una corretta prevenzione?

«È sufficiente un semplice prelievo di sangue, a cadenza annuale, per controllare il Psa. Non basta però solo questo, che è un marcatore specifico della prostata ma non delle sue patologie: un aumento del Psa dice che c’è un problema, ma non quale sia il problema, e scoprirlo tocca all’urologo. Il Psa deve essere personalizzato con l’età, con il volume prostatico e con la densità, e va ricordato che sotto i 60 anni il valore di riferimento è 2,6 e sopra i 60 anni è 4. Quindi, oltre all’esame del Psa, è necessaria una visita a cadenza annuale dall’urologo, che prescriverà eventuali altri esami sulla base dei sintomi manifestati».

Come stanno evolvendo le terapie?

«Fino a una decina di anni fa vi erano due vie per curare l’ingrossamento prostatico: la terapia farmacologica e l’intervento chirurgico. Oggi esistono nuove terapie, sviluppate negli Usa e disponibili anche in Europa, la più interessante è la termoterapia con vapore acqueo: viene effettuata in ambulatorio, grazie all’utilizzo del calore permette di ridurre la prostata evitando il farmaco e tutti i rischi chirurgici correlati».

È una terapia diffusa ed efficace?

«In Italia si sta diffondendo di più e anche sul nostro territorio aumentano i centri, perché di facile utilizzo e con risultati avvalorati dalla letteratura scientifica: anche a distanza di 5 anni, la percentuale di successo della termoterapia con vapore acqueo è pressoché paragonabile all’intervento classico. È però efficace solo su patologie non già cronicizzate, ecco perché serve la prevenzione: con la diagnosi precoce, le tecnologie consentono di superare il problema senza un vero impatto negativo sulla qualità della vita».
Luca Bonzanni

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