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Lunedì 09 Febbraio 2026
Quando la prostata rovina il sonno
UROLOGIA. L’ipertrofia prostatica benigna colpisce il 40% degli uomini sopra i 50 anni, il 60% oltre i 60 anni.
Con l’avanzare dell’età, molti uomini iniziano a fare i conti con disturbi urinari spesso sottovalutati: alzarsi più volte di notte, un getto urinario debole, la sensazione di non svuotare mai completamente la vescica. Sintomi che vengono spesso considerati «normali», ma che in realtà possono essere un segnale di iperplasia prostatica benigna.
Una patologia estremamente diffusa, che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita, ma che oggi può essere affrontata con terapie sempre più mirate e meno invasive. Ne parliamo con Vincenzo Altieri, responsabile dell’Unità di Urologia II del Policlinico San Marco – Gruppo San Donato.
Dottor Altieri, che cos’è esattamente l’iperplasia prostatica benigna?
«L’iperplasia prostatica benigna, detta anche comunemente ipertrofia prostatica, è una condizione - come dice il nome - benigna (quindi non legata a tumori) caratterizzata dall’aumento progressivo del volume della prostata. La prostata è una ghiandola dell’apparato genito-urinario maschile situata immediatamente sotto la vescica e che circonda il primo tratto dell’uretra. Quando il tessuto prostatico aumenta di volume, può comprimere l’uretra, ostacolando il normale deflusso dell’urina».
Quali le cause dell’ingrossamento?
«Si tratta di un fenomeno in parte fisiologico legato alle alterazioni del metabolismo degli ormoni androgeni, conseguente all’invecchiamento. Altri fattori di rischio sono la predisposizione genetica e la sindrome metabolica (obesità, diabete, ipertensione)».
Quanto è diffuso questo problema?
«I dati epidemiologici indicano che circa il 40% degli uomini sopra i 50 anni presenta segni di iperplasia prostatica. La percentuale sale al 60% oltre i 60 anni e raggiunge il 70–80% dopo i 70 anni. Non tutti sviluppano sintomi clinicamente rilevanti, ma una parte consistente sperimenta disturbi che hanno un forte impatto negativo sulla qualità di vita. Se trascurata, inoltre, può avere conseguenze come la ritenzione urinaria, infezioni urinarie ricorrenti, la formazione di calcoli vescicali, fino a una compromissione della funzionalità renale».
«I dati epidemiologici indicano che circa il 40% degli uomini sopra i 50 anni presenta segni di iperplasia prostatica. La percentuale sale al 60% oltre i 60 anni e raggiunge il 70–80% dopo i 70 anni»
Quali sono i disturbi più frequenti?
«Possono essere diversi, di natura ostruttiva o da riempimento della vescica\irritativi. Tra i primi troviamo la difficoltà a iniziare la minzione, il getto urinario debole o intermittente e la sensazione di svuotamento incompleto della vescica. Tra quelli da riempimento\irritativi, invece, l’aumento della frequenza urinaria, la necessità di alzarsi più volte di notte per urinare e l’urgenza minzionale».
La gravità dei sintomi è sempre proporzionale alle dimensioni della prostata?
«No. Una prostata molto ingrossata può dare pochi sintomi, mentre un ingrossamento più modesto può causare disturbi importanti. Dipende da come la prostata cresce e da quanto comprime l’uretra. Per questo la diagnosi non si basa solo sulle dimensioni, ma su una valutazione complessiva del paziente».
«I farmaci non sempre sono sufficienti nel lungo periodo e possono avere effetti collaterali. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un grande sviluppo delle tecniche mini-invasive»
Come si affronta oggi l’iperplasia prostatica benigna?
«Il trattamento va sempre personalizzato. La scelta dipende dall’età del paziente, dal volume e dalla forma della prostata, dalla presenza di altre patologie e dalle aspettative personali. Nei casi lievi si può iniziare con una terapia farmacologica. Tuttavia, i farmaci non sempre sono sufficienti nel lungo periodo e possono avere effetti collaterali. Negli ultimi anni, però, abbiamo assistito a un grande sviluppo delle tecniche mini-invasive: si tratta di tecniche che hanno profondamente cambiato l’approccio all’iperplasia prostatica benigna, consentendo di ridurre l’ostruzione prostatica con minore trauma per il paziente. Alcune utilizzano tecnologie laser, altre sfruttano il vapore acqueo o dispositivi meccanici che allargano il canale uretrale. La caratteristica comune è quella di essere eseguite senza incisioni esterne, con minore sanguinamento, ricoveri più brevi e tempi di recupero decisamente più rapidi».
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