«Scompenso», come affrontare il caldo senza rischi

CARDIOLOGIA. L’errore più frequente è quello di modificare la terapia senza consultare alcun specialista.

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Le alte temperature e le ondate di calore, come quelle di questa estate, mettono alla prova tutti, ma per chi soffre di scompenso cardiaco possono rappresentare un rischio concreto. La disidratazione, i cali di pressione e le variazioni dell’equilibrio dei liquidi possono infatti favorire un peggioramento dei sintomi. Quali precauzioni adottare? Quando è necessario preoccuparsi? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Margherita Manfredi, responsabile dell’Unità di Cardiologia e UTIC del Policlinico San Pietro.

Dottoressa Manfredi, innanzitutto, che tipo di malattia è lo scompenso cardiaco?

«Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non riesce più a pompare il sangue in modo sufficientemente efficace per soddisfare le necessità dell’organismo. Si tratta di una patologia cronica, molto frequente con l’avanzare dell’età, che oggi può essere trattata con

terapie sempre più efficaci se viene diagnosticata e seguita correttamente».

Come si manifesta?

«I sintomi più frequenti sono il fiato corto durante gli sforzi o, nei casi più avanzati, anche a riposo, la facile affaticabilità e il gonfiore di piedi, caviglie o gambe dovuto all’accumulo di liquidi. Alcuni pazienti riferiscono anche un rapido aumento di peso nell’arco di pochi giorni, proprio perché trattengono liquidi. Sono segnali che non vanno sottostimati e che richiedono una valutazione medica».

Quali sono le cause più frequenti?

«Nella maggior parte dei casi lo scompenso è la conseguenza di altre malattie cardiovascolari. Tra le cause più comuni ci sono l’infarto del miocardio, la cardiopatia ischemica, l’ipertensione arteriosa non controllata e le malattie delle valvole cardiache. Esistono poi cardiomiopatie e altre condizioni meno frequenti che possono compromettere la funzione del cuore. Per questo è importante controllare i fattori di rischio cardiovascolare e seguire regolarmente i controlli medici».

Perché il caldo può peggiorare la situazione?

«Quando le temperature sono elevate l’organismo mette in atto alcuni meccanismi per disperdere il calore: aumenta la sudorazione e i vasi sanguigni si dilatano. Questo comporta una perdita di liquidi e un abbassamento della pressione arteriosa. In chi soffre di scompenso cardiaco questi adattamenti possono mettere ulteriormente sotto stress un cuore già affaticato».

In estate quali sono gli errori che vede più spesso nei suoi pazienti?

«Il più frequente è modificare autonomamente la terapia. C’è chi sospende il diuretico per paura di disidratarsi o chi cambia la quantità di liquidi che assume durante la giornata senza averne parlato con il medico. Sono decisioni che possono avere conseguenze importanti. La terapia dello scompenso è sempre personalizzata e non dovrebbe mai essere modificata di propria iniziativa».

Molti pensano che col caldo sia necessario bere molto di più. È così?

«Non esiste una regola valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia da paziente a paziente e dipende anche dalla gravità dello scompenso e dalle altre malattie presenti. Per questo motivo è fondamentale seguire le indicazioni ricevute dal cardiologo, evitando sia l’eccesso sia la carenza di liquidi».

Quali segnali devono far pensare a un peggioramento e spingere a contattare il medico?

«Bisogna prestare attenzione se l’affanno aumenta rispetto al solito, se compare un gonfiore più marcato alle gambe, se il peso aumenta rapidamente nel giro di pochi giorni, se ci si sente molto più stanchi o si avvertono capogiri e svenimenti».

Quali consigli pratici si sente di dare ai pazienti per affrontare l’estate?

«Le raccomandazioni sono semplici: evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, mantenere freschi gli ambienti domestici con uso adeguato di ventilatori e condizionatori, seguire la terapia prescritta, controllare il peso se indicato dal proprio medico e non modificare farmaci o assunzione di liquidi senza un confronto con lo specialista».

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