Visite ed esami, a luglio 4.301 prestazioni oltre i limiti di tempo: «Si riducano le liste di attesa»

IL REPORT. Amboni, della Cgil Bergamo, chiede più finanziamenti per il servizio sanitario nazionale. Il sindacalista: «Spese sanitarie aumentate, serve maggiore trasparenza sui dati».

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Un «riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale», così da tagliare le liste d’attesa ed evitare che i cittadini più fragili rinuncino alle cure, e una «maggiore trasparenza sui dati», per permettere a tutti di monitorare in maniera puntuale lo stato dell’arte.

In Italia 5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esami

È la lettura di Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo, di fronte al recente rapporto della Fondazione Gimbe: nel documento presentato il 7 ottobre, il centro di ricerca ha stimato che 5,8 milioni di persone in Italia rinunciano a visite ed esami; in Lombardia, sarebbe in questa situazione il 10,3% dei cittadini.

I cittadini non hanno sufficienti risorse economiche per curarsi con prestazioni a pagamento

«Il Rapporto Gimbe – sottolinea Amboni – ha lanciato, ancora una volta, l’allarme sulle difficoltà del Servizio sanitario nazionale, sia per la perdita di valore reale del Fondo sanitario rispetto al Pil, sia per la rinuncia alle cure da parte dei cittadini che non hanno sufficienti risorse economiche per curarsi con prestazioni a pagamento. Su questo secondo aspetto è davvero difficile, se non impossibile, quantificare con esattezza il numero dei cittadini che rinuncia alle cure».

A luglio il 15% delle prestazioni ha sforato i limiti

Amboni ha comunque analizzato alcuni dati pubblici rilasciati dalle Asst bergamasche nell’ambito della normativa sulla trasparenza. A luglio 2026, ad esempio, per la specialistica ambulatoriale – cioè visite ed esami – erano indicate 29.371 prestazioni in lista: stando agli stessi dati, 25.070 di queste (l’85%) sono state garantite entro i tempi d’attesa fissati, mentre le altre 4.301 (il 15%) hanno sforato i limiti.

Dalle dichiarazioni dei redditi emerge che le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili

«Spese sanitarie su del 9% in un anno»

Per Amboni, però, andrebbero considerati anche coloro che, una volta ottenuta l’impegnativa, «hanno rinunciato (all’esame tramite il canale pubblico, ndr) scegliendo o di non curarsi o di rivolgersi a un servizio a pagamento diretto».

Una platea che sfugge a quei resoconti, perché riferiti solo alle prestazioni effettivamente prenotate ed erogate. Intanto, gli esborsi di tasca propria per la salute crescono: «Si è visto dalle dichiarazioni dei redditi che, ormai, le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili e sono aumentate del 9% in un anno», aggiunge il sindacalista basandosi sulle statistiche fiscali diffuse dal ministero dell’Economia.

Amboni: «Serve un riallineamento dei finanziamenti e maggiore trasparenza sui dati»

Dai numeri alle considerazioni: «Oltre a un riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale e alle altre proposte riformatrici presenti nella proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil – conclude Amboni –, è necessaria anche una maggiore trasparenza sui dati».

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