Attenzione a fiumi e laghi, «l’estate è iniziata nel modo peggiore: si rispettino i divieti»
L’APPELLO. Dopo l’incidente di Luzzana, la tragedia di Pisogne e il grave incidente a Cassano, l’attenzione su fiumi e laghi è alta. «Iniziamo decisamente male la stagione estiva»è il commento di Franco Ranieri, vice presidente dei sommozzatori volontari di Treviglio.
Lettura 2 min.Cassano d’Adda
Chameck Firas. questo il nome del giovane morto domenica 31 maggio, annegato a Pisogne. Aveva raggiunto il lago per un pomeriggio in compagnia e, alla ricerca di un po’ di fresco, aveva deciso di tuffarsi nel Sebino con i compagni che erano con lui.
Lui però non sapeva nuotare: nonostante questo, proprio dal pontile dove attraccano i battelli, si è lanciato in acqua. Appena lo hanno visto annaspare, gli amici hanno cercato di dargli una mano ma rischiavano di essere trascinati sott’acqua anche loro e hanno chiesto aiuto. Da riva è partita una chiamata al 112: l’Areu ha mandato sul posto personale sanitario, diverse ambulanze, l’elisoccorso, vigili del fuoco, tra cui i volontari di Lovere, e gruppi di protezione civile con nuclei di sommozzatori; è stato uno di loro a individuare il corpo del giovane a circa dieci metri di profondità. In quel punto il lago sprofonda immediatamente ed è per questo che lì attraccano i battelli della Navigazione Lago d’Iseo. Da alcune testimonianze, il giovane è rimasto sott’acqua per tre quarti d’ora, e per tre quarti d’ora i soccorritori hanno provato a rianimarlo senza però riuscire a salvargli la vita.
Vista la dinamica, la magistratura ha deciso di non effettuare accertamenti sulla salma del giovane tunisino che è stata affidata a un’impresa di onoranze funebri: ora sarà da valutare se farla rientrare in Tunisia, Paese da qui il 19enne era fuggito. Durante il tentativo di salvataggio, sul lungolago di Pisogne si sono assiepate decine di persone e di curiosi; uno di loro, forse per la concitazione e il caldo, ha avuto un malore, da cui si è subito ripreso.
Chameck Firas è la prima vittima della stagione dei tuffi di questa estate sul lago di Iseo; nei giorni scorsi l’Autorità di bacino aveva diffuso alle amministrazioni comunali un vademecum contenente tutte le indicazioni a cui i comuni devono attenersi, ma la tragedia è avvenuta in una zona in cui non c’è obbligo di sorveglianza da parte di un bagnino, previsto soltanto nelle aree date in concessione a stabilimenti balneari.
Dopo l’incidente di Luzzana, la tragedia di Pisogne e il grave incidente a Cassano, l’attenzione su fiumi e laghi è alta. «Iniziamo decisamente male la stagione estiva»è il commento di Franco Ranieri, vice presidente dei sommozzatori volontari di Treviglio, dopo quanto accaduto a valle della diga Sant’Anna di Canonica d’Adda. Qui i sommozzatori, nel tratto di fiume fra Fara e Vaprio, hanno recuperato dal fondale un uomo di 57 anni di Vaprio rimasto sott’acqua per più di 20 minuti. Ora sta lottando fra la vita e la morte.
«Non si può quindi mai dare confidenza al fiume»
A quanto riferito dalla moglie, l’uomo sapeva nuotare e conosceva bene questi luoghi. «Ma questo non significa nulla – spiega Ranieri –. La zona dove si è verificato l’accaduto si trova a valle di una diga. Quando vengono aperte le paratie cade nel fiume una tale quantità di acqua che può cambiare da un momento all’altro il fondale. Noi abbiamo trovato l’uomo in una buca profonda 5 metri. Può darsi, comunque, che tra qualche giorno quella buca sia profonda 2 o 8 metri. Non si può quindi mai dare confidenza al fiume».
«Rispettare i divieti»
Lungo tutto il corso del fiume Adda vige il divieto di balneazione che, rimarca Ranieri, deve essere rispettato. Ciò perché chi decide comunque di entrare in acqua va incontro a un rischio serio. «Ieri, visto il caldo che faceva – continua Ranieri – quando il 57enne si è tuffato aveva, molto probabilmente, una temperatura corporea di 36-37 gradi. Quella dell’acqua, invece, era di circa 14-15. Il nostro corpo non può reggere un simile sbalzo di temperatura. La pressione subito si abbassa, iniziare a girare la testa e, se si è in acqua, si comincia ad andare sotto e a bere».
I sommozzatori volontari di Treviglio svolgono ormai da diversi anni sul territorio un’importante attività di educazione e prevenzione. E lo fanno anche andando nelle scuole: «Noi – conclude il vicepresidente dell’associazione – non smetteremo mai di ripetere le stesse cose, a cominciare dal fatto che i divieti di balneazione devono essere rispettati, perché se sono stati messi è un motivo serio. Purtroppo, però, c’è qualcuno che ogni estate continua a non rispettarlo».
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