Da Arcene a Marrakech a piedi: «Nori» Bertola parte a 73 anni
LA NUOVA IMPRESA. È la decima impresa dal 2015, partirà per il Marocco con oltre 3mila chilometri da percorrere.
Prima del ritorno sui banchi di scuola previsto per mercoledì, il nonno-vigile Leonorio «Nori» Bertola, 73 anni, annuncia la partenza per una nuova impresa, rivolgendosi ai bambini (e ai genitori) della primaria di Arcene, di cui due volte al giorno, tra un allenamento e l’altro, cura l’attraversamento pedonale: «Buon finale di anno scolastico, ci rivediamo a settembre: ho un obiettivo che la pandemia mi ha fatto rimandare, vediamo se ho ancora la forza di raggiungerlo». È quello di completare il tragitto che porta dall’uscio di casa sua ad Arcene fino a Marrakech (in Marocco), passando per altre tre città imperiali (Rabat, Meknes e Fés) e oltre 3mila chilometri tra Italia, Francia e Spagna. Un tragitto che coprirà con il più antico mezzo di locomozione al mondo, ovvero le sue gambe.
Da Arcene arriverà fino a Marrakech in Marocco, passando per altre tre città imperiali (Rabat, Meknes e Fés): si tratta di oltre 3mila chilometri tra Italia, Francia e Spagna
Obiettivo, arrivare a destinazione nella seconda metà di luglio, per un appuntamento in agenda che non si può bypassare: «Quello con il controllo dal mio cardiologo, che ha messo mano al mio cuore già tre volte – scherza, ma non troppo, l’ex azzurro della nazionale di ultramaratona (era ai mondiali del 2005, ndr) –. Spero di ritrovarlo dopo essere passato per Val di Susa, Montpellier, Barcellona, Gibilterra e forse Malaga dove, secondo i miei calcoli, dovrei passare per il centro storico per acquistare un nuovo paio di scarpe da trail». Quelle che indosserà, a quel punto, avranno la suola liscia, una costante delle sue avventure estive nell’ultimo decennio, dall’esordio nel 2015 da Mauthausen a casa, fino al tragitto «soft» da Roma a Santa Maria di Leuca dello scorso anno.
Ora lo attendono tre mesi circa in cui sgambettare tra le 10 e le 12 ore al giorno fra monti e deserti, con uno slogan e motivazioni tatuate nell’anima: «Soffrire vuol dire sognare»
Anche stavolta saranno lui, il suo spirito d’adattamento e uno zaino con lo stretto necessario:tenda, fornellino elettrico e Gpx. «Riparto per conoscere luoghi, persone e di riflesso me stesso – filosofeggia Bertola –. Per questa sfida dovevo partire nella primavera del 2020, ma tutti sappiamo cosa successe». Ora lo attendono tre mesi circa in cui sgambettare tra le 10 e le 12 ore al giorno fra monti e deserti, con uno slogan e motivazioni tatuate nell’anima: «Soffrire vuol dire sognare». Nelle scorse settimane, ne ha parlato ai ragazzi dell’oratorio di Arcene, incuriositi dalle sue imprese da pellegrino-viandante.
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